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Amore senza barriere: viaggio in Inghilterra

3
9
giugno

Rolando è un ragazzo tetraplegico, che per amore se n’è venuto fin qui da solo, superando oltre alle barriere architettoniche, quelle dell’inglese e quindi della comunicazione.

amore e disabili

E’ partito dall’aeroporto di Venezia Treviso, dove era stato accompagnato. Come la maggior parte degli aeroporti (se non tutti) era accessibile ed aveva un servizio assistenza disabili, che prevedeva, come ben sapete, l’accompagnamento e la sistemazione sull’aereo. L’arrivo a Leeds prevedeva lo stesso servizio d’assistenza (se non fosse stato che per un errore di comunicazione tra hostess di volo e assistenti di terra lo avevano dimenticato 20 min sull’aereo. povero.. eh eh), con accompagnamento fino alla macchina (nel caso se ne avesse una), bus o taxi.

Io sono andata a prenderlo lì e per raggiungere Hull abbiamo preso il pullman 757 che collega l’aeroporto alla stazione, con posto riservato a disabili e rampa (si dovrebbe avere un certificato che rilasciano in uk, ma se spieghi che sei italiano e hai la 104 o semplicemente riconoscono la tua condizione, non ti fanno pagare.. a volte non ho pagato neanche io come accompagnatrice, ma questo dipende dalla simpatia dell’autista).

Da Leeds stazione abbiamo preso il treno per Hull. Anche questo con rampa posti riservati. I tizi consigliano di prenotare prima in modo da essere preparati all’assistenza e verificare che ci sia la disponibilità, ma noi non avevamo mai prenotato (incoscienti) e abbiamo trovato comunque persone molto gentili e disponibili che ci hanno aiutato (anche se si era fatto complicato quando una volta c’era un altro disabile e una bicicletta -che va nello stesso scompartimento- )

Arrivati ad Hull io avevo prenotato un albergo abbastanza economico, L’IBIS (38 pounds a notte una camera matrimoniale), che si trova a meno di cinque minuti a piedi dalla stazione (di alberghi accessibili ce ne sono diversi, uno anche attaccato alla stazione, ma era più caro). Cosa molto interessante, all’uscita della stazione ci sono i classici taxi inglesi, alcuni hanno il simbolo da disabile e infatti mantengono le stesse caratteristiche dei taxi tradizionali, ma hanno una rampa per facilitare l’accesso in carrozzina (quindi non siete esclusi dalla tradizionale corsa nel taxi inglese)

L’albergo ha 2 camere per ogni piano destinate ai disabili. L’ascensore ha un touch screen molto sensibile, ma, cosa proprio non intelligente (per chi non ha l’uso delle mani) l’accesso in camera avviene strusciando la carta magnetica.

La nostra stanza era abbastanza spaziosa (non tutte erano uguali), ma forse per le carrozzine più larghe non era il massimo. Divertente il fatto che ci fosse uno spioncino ad altezza disabile, ma nn abbiamo capito se era stato fatto apposta per disabili o per i guardoni (dato che se anche un disabile guarda non può riconoscere qualcuno in base al pacco che ha).

Il bagno aveva i maniglioni, a detta di Rolando un pò bassi, ma quelli affianco alla doccia si alzavano se non ci facevi pressione e non era il massimo. Il seggiolino per la doccia era abbastanza largo (in altre stanze aveva anche un buco sotto), ma il gabinetto era troppo a ridosso del muro e non aveva la classica forma, quindi era un po’ difficoltoso da usare..

Hull non è una grande città, ma la maggior parte delle attrazioni sono gratuite e a parte qualche casa di scrittore e un museo di dinosauri tutto era agibile e gratuito. Hull ha una caratteristica caccia al tesoro per turisti, in cui si cercano delle orme di pesce sul pavimento, e seguendole visiti tutta la città.. Purtroppo la città vecchia è piena di san pietrini, quindi poco accessibile, ma l’ufficio informazioni, che sta proprio al centro, offre dei percorsi alternativi (al massimo si perderà qualche pesce per strada).

L’albergo offre un servizio ristorante aperto 24/7 ma anche molti posti sono agibili tipo Stanley’s brasserie (andateci di giorno perchè di sera i prezzi raddoppiano), che è sulla strada dall’albergo alla stazione o Zest che è in Newland avenue (zona universitaria, un po’ fuori dal centro) dove fanno una pizza a volte migliore di quella italiana. I pub più vecchi di solito hanno gli scalini, ma è facile trovarne di accessibili. P.s. mangiate presto perchè il centro alle 20.00 muore.

Ad hull c’è il DEEP che è un acquario… questo ha l’accesso per disabili (che pagano, l’accompagnatore no), ma ha molte stradine in discesa quindi va bene se si ha qualcuno con braccia forti (io non sembra ma sono una piccola braccio di ferro) o la carrozzina elettrica. All’interno ci sono parti con scalini, ma basta chiamare un tipo che vi accompagna su un piccolo montacarichi (che loro chiamano ascensore) e nessuna parte vi sarà preclusa.

Antonia e Rolando.

hotel accessibile


Viaggio in Finlandia: una ragazza disabile ci racconta

31
maggio

Sono appena tornata da un brevissimo, ma intenso, weekend in Finlandia. Una mia amica si è trasferita lì di recente, e così ho deciso di andare a trovarla. Destinazione: Tampere il primo giorno, Helsinki a seguire.

racconti Finlandia

Che dire… in tre giorni scarsi è ben poco quello che si può “respirare” di un paese. Ciononostante, anche in un solo weekend, son riuscita a portare con me tanti ricordi finlandesi, in positivo e in negativo. Essendo su di una sedia a rotelle, guardo ormai ogni cosa, le città gli alberghi le strade…, con una lente ben precisa. Andando in Finlandia sinceramente ero abbastanza tranquilla: in genere più si va a nord, meglio ci si trova, quanto ad accessibilità. Per alcuni versi mi son trovata a riconfermare le mie aspettative, per altri invece ho dovuto ammettere che, ovunque, ‘tutto il mondo è paese’, e vi spiegherò perché.

Cominciando dagli aspetti positivi, in questo scorso weekend mi son permessa di bere tutta l’acqua, il tè o il caffè che volevo, certa che pressoché in qualsiasi locale pubblico avrei trovato un bagno attrezzato per disabili. In Italia al contrario quando esco la sera, o so di essere in giro per diverse ore, devo cercare di bere il meno possibile, proprio perché è abbastanza difficile trovare dei bagni adatti ad una carrozzina. Per correttezza e fair play, devo però precisare che anche ad Helsinki il nostro albergo aveva sì un bagno più ampio, adatto ad una carrozzina, ma il WC era troppo basso, creandomi non poche difficoltà…

Continuando con i pro della Finlandia, ho viaggiato agevolmente in treno, senza grossi problemi (se si esclude l’inconveniente che all’andata, Tampere – Helsinki, la rampa elettrica per superare i 4-5 gradini di accesso al treno non funzionava, perciò mi hanno dovuto issare a forza il controllore e la mia amica… ma shit happens, come dicono gli inglesi, può succedere…). Di seguito trovate alcune foto:

immagine treno

La rampa elettrica per salire sul treno e sotto l’ampio bagno, comodo anche peri bambino:

bagno accessibile

bagno accessibile

Sempre in tema di accessibilità dei trasporti urbani, ho avuto modo di prendere un autobus di linea (il n. 61, quello che collega l’aeroporto di Tampere al centro città), e anche lì sono salita comodamente. Il sistema è meccanico, come quello che ho visto sugli autobus in Germania: c’è una rampa a scomparsa, in corrispondenza di una porta dell’autobus – è sufficiente prendere un gancio ed aprirla per far salire la carrozzina, o il passeggino, per poi richiuderla.

Anche in questo caso però voglio essere sincera: l’autobus di linea era sì accessibile, ma l’abbiamo dovuto prendere perché la navetta della Ryanair invece non lo era. Peccato che siamo venute a sapere dell’impossibilità del mio accesso al suddetto autobus solo dopo aver pagato i 12 euro del biglietto per me e per la mia accompagnatrice, e dopo aver aspettato una buona mezzora a vuoto. I soldi ci sono stati rimborsati, ma che nervoso!!! Mi avrà ben visto la receptionist cui chiesi se potevo prendere l’autobus dall’aeroporto al centro, no? E l’inglese lo parlo pure bene! Non ho detto, non dovrei aver detto, strafalcioni… Le persone superficiali insomma le si incontra dovunque!!

Ma tornando al ‘reportage’, altro mezzo di trasporto che non ho mancato di testare è stato il taxi. Nota di merito: ho visto circolare diverse vetture attrezzate con rampa posteriore, per accogliere sedie manuali o a motore. Nota di demerito: viaggiare con un taxi del genere e con la propria sedia a rotelle (rimanendo seduti su di essa, non trasferendosi sul sedile, e quindi richiedendo all’autista ‘lo sforzo’ di fissare la vostra sedia al pianale dell’auto e cingendovi a norma con delle cinture di sicurezza) costa un sovrapprezzo fisso di ben 14 euro!!!, indipendentemente dal tragitto. E questo, NB, solo per i turisti stranieri. I disabili residenti in Finlandia hanno invece delle agevolazioni, per cui possono viaggiare in taxi al costo di un autobus, vale a dire 2,50 euro a corsa. Bene per i disabili autoctoni, certo, ma non mi sembra affatto giusto, né etico, che un disabile turista debba pagare di più perché viaggia con la, e sulla, propria sedia a rotelle. Ancora una volta insomma un weekend che avrei voluto low cost è stato invece piuttosto oneroso…

Si riconfermano sempre le tesi di Wiebke Kuklys : un disabile, nella società occidentale quantomeno, per avere lo stesso livello di benessere di una persona normodotata deve spendere circa il 20% in più. Se contate che io non sono più autosufficiente e viaggio con un’assistente personale, fate presto a rendervi conto di quanto più costosa possa essere la mia vita…

‘Testati’ autobus, treni e taxi, non poteva mancare un’esperienza col tram, no? Bene, diciamo che si è trattato di un’esperienza ‘indiretta’, ma a mio giudizio alquanto singolare, perciò ve la racconto. Brevemente, questo è quanto è successo: io e la mia amica finlandese, che mi stava spingendo, decidemmo (sbagliando, lo so…) di fare un po’ le ‘trasgressive’, e di attraversare la strada anche se c’era rosso per i pedoni. La mia amica purtroppo accelerò un poco, e io non riuscii a tenermi a sufficienza ancorata alle maniglie laterali della mia carrozzina, e catapultai in avanti, a terra. Le rotelline davanti alla sedia, piccole e dannate, s’erano incagliate in uno dei binari a terra del tram. Per fortuna non mi son fatta molto male, solo un po’ di dolore alle ginocchia…considerato che sono anni che non faccio fisioterapia, mea culpa, i miei legamenti gridano vendetta…La cosa che però mi ha piuttosto scioccata è che nessuno dei presenti è venuto in mio soccorso, lasciando me e la mia amica a cercare di rimettermi sulla sedia, invano, in mezzo all’incrocio. Solo una volta scattato il verde i pedoni finlandesi son venuti a darci una mano. Forse era un modo per rimproverarci per essere passate col rosso, mi son detta. O forse hanno ritenuto che l’etica del rispetto delle regole (=non si deve MAI attraversare col rosso) fosse superiore a tutto il resto. Bah. Io comunque ci son rimasta un po’ male…sarei quasi tentata di fare una prova, ribaltandomi di nuovo in diverse città (non senza essermi imbottita le ginocchia e i gomiti, beninteso), come a Milano o Londra o Timbuctu o vattelapesca, per poter vedere che succede, se prevale il senso di rispetto del codice della strada, o se invece ha la meglio un istinto naturale ad aiutare chi è in difficoltà. Ma qui rischiamo di entrare nelle solite disquisizioni filosofiche: homo homini lupus, alla Hobbes, oppure uomini naturalmente buoni, alla Rousseau? Bravo chi trova una risposta certa…

Che dire del viaggio in generale? Mi son divertita, m’è piaciuto vedere un posto molto diverso dall’Italia, e da tanti altri paesi dove sono stata, anche se nel brevissimo weekend che ho trascorso in Finlandia quasi sono stata più tempo sul treno o sull’autobus, che non in giro a fare la turista 🙂

Ad ogni modo, il mio consiglio per chi volesse andarci è di organizzare una bella crociera (anche se non so come siano messe le navi in fatto di accessibilità… bisognerebbe indagare!): ho scoperto di essere parecchio ignorante in geografia, perché dalla capitale finlandese in poche ore di navigazione si può essere a Tallin, San Pietroburgo, Stoccolma. Ottime destinazioni, non vi pare? Inoltre, ça va sans dire, la Finlandia è la meta perfetta per gli amanti della natura: è un paese praticamente ‘allagato’, perché son quasi più i laghi che la superficie calpestabile, e i boschi sono ovunque. A meno che non amiate il freddo (ma quello polare artico: in inverno le temperature a sud si aggirano intorno ai -30°, a nord ancora meno…brrr), la stagione migliore è l’estate. Non ci credo nemmeno io, ma in tre giorni scarsi mi son scottata!! I finlandesi infatti durante la stagione estiva cercano di fare ‘il pieno’ di sole, e quindi nessun bar o ristorante ha i tendoni, come da noi. Il sole si piglia in faccia, e si piglia fino a sera! In questi giorni c’era luce fino alle 11 di sera; presto il giorno durerà fino a 22 ore, con sole 2 ore di buio, prima di cedere il passo alla lunga notte invernale, quando sarà il contrario e già verso le due di pomeriggio scende l’oscurità.

Insomma, in conclusione, credo non ci vivrei. Non fosse altro che per il buio e il freddo invernale, e per il cibo! Di specialità non ce ne sono mica tante, a parte dell’ottimo salmone che ho mangiato sempre e in tutte le salse: i livelli di omega 3 nel mio sangue saranno piacevolmente alle stelle 🙂

Una visita però la Finlandia direi che decisamente la vale: per i suoi boschi, i suoi laghi, per la pace e l’aria pulita che si respira persino nella capitale. Buon viaggio dunque, a chi deciderà di avviarsi al nord, e kiitos, grazie in finlandese, per l’attenzione!

Maddalena Botta


Mirko ci racconta la Stoccolma Accessibile

2
3
marzo

Dopo tante vacanze in camper, e dopo averci pensato su per tanto tempo, l’estate scorsa abbiamo finalmente trovato il “coraggio” di provare un viaggio diverso, aereo e albergo, sfidando il timore di incontrare difficoltà e problemi ai quali non sono abituato.

La meta prescelta è Stoccolma, favolosa città del nord, dove speriamo di poter contare su una qualità di servizi tale da non scoraggiarci al primo tentativo.

So benissimo che molti disabili viaggiano regolarmente pernottando in albergo e non ne fanno una questione “epocale” come sembra stia facendo io, ma, benché abbia una certa esperienza del viaggiare, preparare la valigia, con il dubbio se sia meglio portare la giacchetta impermeabile o il “poncho” per proteggersi integralmente dalla pioggia si è rivelata cosa ben diversa dal mettere in moto il camper, con al seguito tutto quello che si è abituati ad avere a portata di mano.

Per questo motivo spero che le brevi note che seguono possano essere utili a chi è interessato alla città di Stoccolma, ma anche a chi ha ancora qualche remora nel mettersi in viaggio.

Come sempre un viaggio, per quanto breve, richiede una attenta preparazione, in particolare per chi ha problemi di mobilità e vorrebbe partire per una vacanza senza finire in un incubo.

In primo luogo quindi mi sono dedicato alla scelta del volo.

Tutte le compagnie aeree sono tenute a trasportare disabili in conseguenza delle vigenti norme europee e la richiesta della necessaria assistenza deve essere precisata all’atto della prenotazione.

Non tutte adottano la stessa politica, in particolare, a riguardo del trasporto della sedia personale. Limitandomi alle compagnie low-cost più diffuse ho trovato che Ryanair pone limiti sulle dimensioni (“81 cm di altezza, 119 cm di larghezza e 119 cm di profondità”) mentre Easyjet impone limiti anche sul peso con la seguente frase “Le Sedie a rotelle e gli ausili per la deambulazione il cui peso superi i 60 kg (batteria esclusa) sono accettati a bordo a condizione che vengano imballati in parti separate che non superino i 60 kg ciascuno (batteria esclusa). Questo per la salute e la sicurezza del nostro personale addetto al carico“.

Poiché io utilizzo una sedia modello Q610, che pesa più di 60 kg, e rifiutando l’idea di doverla smontare in aeroporto, ho ripiegato sulla compagnia Norwegian Air Shuttle che pone limiti meno stringenti (“dimensione massima di 140x114x85 cm e un peso massimo di 150 kg”), ma ha prezzi più alti.

Per la verità, nel corso di una telefonata che ho ricevuto dopo la prenotazione, avrebbero richiesto che, al momento dell’imbarco, le batterie fossero scariche, ma si sono presto resi conto della assurdità della richiesta!

Il secondo problema di cui occuparsi, per chi si reca in aeroporto in auto, è la possibilità di parcheggio. Tutti gli scali sono dotati di parcheggi a lungo termine con costi accettabili e quello di Nice Cote D’Azur da cui siamo partiti noi, prevede anche la possibilità di prenotare il posto via internet, il che mette al sicuro da cattive sorprese. L’altezza massima accettata è di 2,2 m, pienamente compatibile anche con piccoli van come il mio. Per una sosta di 8 giorni abbiamo pagato circa 80 €.

Tutte le azioni successiva all’arrivo in aeroporto sono gestite con procedure standard dagli addetti del servizio di assistenza.

Passaggio dalla sedia personale alla sedia di servizio, controllo bagagli, transito al gate, trasporto con pulmino attrezzato alla base della scaletta di accesso all’aereo, trasbordo su una sedia più compatta e dotata di meccanismo per la salita della scaletta ed infine trasbordo definitivo sul sedile.

Le stesse operazioni, in senso inverso, sono avvenute all’arrivo a Stoccolma, con la semplificazione che l’aereo era direttamente collegato al terminal.

La riconsegna della mia sedia ha causato un piccolo brivido perchè, a prima vista, sembrava aver subito un danno abbastanza grave. Un esame più attento ha mostrato che si trattava solo di uno slittamento del supporto del joystick.

E’ stato prontamente richiesto l’intervento di un tecnico della manutenzione dei nastri trasportatori per i bagagli che si è occupato di ripristinare la situazione corretta.

Un aspetto molto importante riguarda il collegamento dell’aeroporto alla città.

Stoccolma è servita da quattro scali. Il principale è Arlanda, unito al centro città da un veloce collegamento ferroviario (Arlanda Express). La stazione è esattamente sotto lo scalo aereo e si raggiunge direttamente per mezzo di un ascensore. Il piano dei vagoni è allo stesso livello di quello del marciapiede e un addetto si occupa di piazzare un piccolo scivolo metallico che copre il vuoto tra i due.

Un problema diverso si sarebbe presentato se avessimo volato con Ryanair che si appoggia all’aeroporto di Skavsta (circa 100 km da Stoccolma), servito solo da una compagnia di autobus che accetta di trasportare la carrozzina, ma richiede che il passeggero sia in grado di salire autonomamente a bordo!

La nostra destinazione era il Three Crowns Bed & Breakfast, poco distante dalla stazione centrale, prenotato dopo un lungo scambio di mail per accertarmi che fosse adatto alle mie esigenze.

Spesso non è sufficiente richiedere che la sistemazione sia accessibile in carrozzina. Io mi sono fatto mandare foto della stanza e del bagno per essere sicuro di potermici muovere con la Q610 e nonostante ciò ho trovato che tra la stanza ed il bagno era presente uno scalino di circa 10cm che mi avrebbe impedito l’accesso.

La giustificazione della gestione è che in passato altri disabili, con sedie a spinta manuale, non avevano avuto alcun problema e a poco è servito contestare che la frase “absolutely no steps” significa “assolutamente nessun gradino” e non “gradino superabile con ruote grosse”.

A parte questo primo problema, risolto con l’ausilio di due pezzi di legno procurati dal gestore, per altro molto gentile e amichevole, la sistemazione si è rivelata molto comoda, perchè, essendo vicino al centro, mi ha spesso permesso di interrompere la giornata con un paio d’ore dedicate al riposo e alla ricarica delle batterie.

foto di stoccolma accessibile

La prima tappa di una settimana da dedicare alla visita di Stoccolma è stato l’ufficio turistico. Mi avevano consigliato di recarmi lì per prelevare la guida alla accessibilità della città. Si tratta di un documento voluminoso ma con informazioni molto incomplete perchè descrive lo stato di biblioteche, teatri, musei e gallerie d’arte senza chiarirne in modo definitivo l’accessibilità e senza dire alcunchè a riguardo dei trasporti pubblici.

Dalle mie indagini preventive sapevo che le stazioni della metropolitana sono tutte accessibili e che  le carrozze sono allo stesso livello del marciapiede. In realtà la metropolitana si è rivelata per me inutilizzabile a causa della distanza dei vagoni dal  marciapiede , eccessiva per le piccole ruote pivottanti della Q610. Una sedia con ruote più grandi non avrebbe nessun problema.

Ho invece trovato che gli autobus sono molto più accessibili di quanto non sappiano allo stesso ufficio del turismo. Praticamente tutti sono dotati di un qualche tipo di scivolo o rampa che l’autista (non tutti  gentilissimi, per la verità) si occupa di posizionare per permettere  l’accesso. Sul fianco dei mezzi è presente un pulsante da premere per richiedere questo tipo di assistenza.

Più complessa e variegata è la situazione dei vari tipi di battelli che collegano le isole.

La maggior parte non è accessibile e anche su quelli dichiarati adatti a disabili si possono trovare difficoltà di vario tipo a causa del diverso livello della banchina nei punti di attracco.

Io mi sono cimentato solo con quello diretto alla residenza reale di Drottningholm, perfettamente accessibile alla partenza ma molto più difficoltoso all’arrivo.

Il castello di Drottningholm e il teatro non sono accessibili, ma il bel giardino e la crociera stessa valgono il viaggio.

Stoccolma è la città dei musei e gli interessi più svariati possono trovare occasioni di grande soddisfazione a cominciare dal palazzo reale, posto nel quartiere medievale di Gamla Stan, con i suoi appartamenti di rappresentanza.

La guida Lonely Planet acquistata in Italia definiva il palazzo non accessibile mentre la guida all’accessibilità reperita sul posto descriveva varie difficoltà senza chiarire cosa si potesse vedere e cosa no.

In realtà è stato sufficiente chiedere informazioni alla biglietteria per scoprire che praticamente tutto è visitabile, attraverso percorsi magari tortuosi che non creano però problemi grazie all’accompagnatore personale che viene sostanzialmente messo a disposizione del disabile. Abbiamo quindi potuto visitare i due piani di appartamenti reali (tramite un ascensore rivestito in legno che già da solo costituisce un’opera d’arte), le sale del tesoro, e il museo Tre Kronor.

Quest’ultimo è disposto su due livelli collegati da una piattaforma elevatrice che, per scarsa competenza dell’operatore, si è bloccata a metà del corsa e per oltre mezz’ora, destando la curiosità dei visitatori, non voleva saperne di muoversi.

Non è stato invece possibile visitare la Slottskyrkan (Cappella Reale) né la Hall of State e non sono neppure riuscito a capire la natura delle vaghe difficoltà dichiarate dall’accompagnatrice di turno.

Qualche difficoltà si trova per accedere ai bagni: incredibilmente la rampa parte da un marciapiede il cui scalino iniziale non è compensato.

Davanti al palazzo reale si svolge ogni giorno il cambio della guardia che si contraddistingue per essere talmente pomposo da diventare noioso. L’affollamento dei turisti è comunque tale che dalla carrozzina si vede poco e niente.

Sempre nel quartiere di Gamla Stan è poi possibile visitare la Storkyrkan (Cattedrale di Stoccolma). Bisogna di nuovo chiedere informazioni all’ingresso per essere guidati ad un accesso posteriore non proprio in piano ma praticabile.

Il quartiere di Gamla Stan offre la possibilità di una piacevole passeggiata, benchè le strade siano prevalentemente acciottolate e le pendenze talvolta importanti.

Nella vicina isola di Ryddarholmen è interessante la chiesa Ryddarholmskyrkan, con le splendide guglie in ferro, anch’essa accessibile attraverso una porta laterale. Qui si trovano le cappelle sepolcrali degli antenati della famiglia reale (non accessibili). La mancanza di campanello o citofono per attirare l’attenzione del personale rende praticamente obbligatorio muoversi sempre con un accompagnatore.

Una tappa imperdibile è lo splendido museo VASA, che essendo di recente costruzione è perfettamente accessibile.

La struttura è letteralmente costruita attorno al relitto della nave reale VASA, naufragata durante il viaggio inaugurale nel 1628, conservata per oltre trecento anni dalle acque della baia di Stoccolma e perfettamente recuperata per questa esposizione che propone anche suggestive ricostruzioni della vita in Svezia nel XVII secolo.

La sola visione del sistema di accesso per le carrozzine scoraggia invece dal tentativo di visitare il vicino Nordiska Museet: due binari semplicemente appoggiati su rampe di alcune decine di scalini! Mi è sembrata una soluzione con pendenza improponibile per una sedia a trazione elettrica e pericolossissima per una a propulsione manuale.

Nello stesso quartiere sono posti anche il museo delle imbarcazioni reali, una piccola ma interessante raccolta di barche che hanno operato nella baia della città, l’acquario (molto bello) e il luna park. Il passaggio da una attrazione all’altra diventa una gradevole passeggiata nel giardino che le raccoglie.

La visita dell’antico municipio, dove si svolgono anche le cerimonie di consegna dei premi Nobel, è molto interessante per molteplici aspetti storici e artistici oltre che senza alcuna difficoltà pratica.

Anche qui un accompagnatore personale vi guiderà lungo i percorsi alternativi riservati alle carrozzine fino a permettervi di unirvi al gruppo.

La sola torre campanaria non è accessibile ed è un peccato perchè offre una ottima vista sulla baia.

Ogni città del nord che si rispetti ha il proprio museo all’aperto e lo Skansen di Stoccolma, oltre ad essere il più antico, è uno dei più grandi. Gli si può dedicare una mezza giornata di bel tempo, anche se la maggior parte degli edifici, prevalentemente originali trasferiti qui a scopo didattico, non è accessibile. All’interno si trova un piccolo zoo con orsi, renne, alci ed altri animali del nord europeo.

foto stoccolma

Il racconto e le foto sono di Mirko Ferranti.

ndr.

Dire grazie a Mirko è poco, gli dobbiamo una standing ovation per il suo ricco reportage. Che possa essere di aiuto e stimolo per molti altri futuri reporter del forAll !


Podere Tuscania a San vincenzo (LI)

5
agosto

Oggi vi parliamo di un Podere in Toscana attrezzatissimo  per disabili. Il Podere Tuscania a San Vincenzo, in provincia di Livorno.

Un antico casale maremmano completamente ristrutturato nell’anno 2001.

Dispone di nove spaziose camere con bagno che possono essere doppie, triple e quadruple, una sala camino e ampie terrazze che si affacciate direttamente sul Parco.

Ad uso sia degli ospiti che dei clienti di passaggio il ristorante, un bar-bazar e un bar posto direttamente sulla spiaggia attrezzata con piazzole, lettini e ombrelloni e dotata di bagni e docce accessibili ai diversamente abili. Una pedana in legno accompagna il visitatore dall’edificio principale del Podere Tuscania fino alla spiaggia.

L’intera struttura è totalmente accessibile alle persone diversamente abili.

facciata podere tuscania

Il Podere Tuscania organizza soggiorni diurni e residenziali rivolti a persone in situazione di handicap fisico, psichico, sensoriale o plurimo. La struttura è stata recentemente interamente ristrutturata eliminando ogni barriera architettonica. Tutte le camere, i servizi igienici e tutti gli spazi comuni sono dotati di ogni confort e di tutti gli ausili previsti per ospitare persone disabili.

(Continua…)


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“Diversamente Agibile” nasce dal presupposto che nessuno meglio di chi ne usufruisce può recensire un servizio.

In questo caso si parla di accessibilità a strutture e attrazioni turistiche in genere (hotel, bar e ristoranti, musei, ecc...).

Ecco l'idea creare questo sito/blog dove raccogliere tutte le esperienze di persone disabili, con reportage scritti, fotografici e filmati dei loro viaggi, in modo da fornire informazioni utili ad altri disabili che vogliono frequentare gli stessi posti. Ovviamente ci potranno essere anche note negative se vi sono incontrate barriere architettoniche o disservizi. La collaborazione è il cuore di questo progetto.

Inoltre le strutture stesse ci possono informare sulla propria accessibilità, offrendo però qualcosa in più della semplice segnalazione che vediamo in molti siti web...

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