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In viaggio verso Bora Bora

16
maggio

bora bora

Le meraviglie del pianeta. Tutti si dovrebbe poter vivere questo meraviglioso luogo che è la nostra terra. Non è così facile. Più facile a dirsi che a farsi ma dobbiamo cercare di cogliere le occasioni. Le bellezze della terra sono energia di vita, di stupore. Riescono a farci dimenticare le nostre problematiche quotidiane, almeno nel periodo in cui possiamo godere di così profonda bellezza. Ma non solo. Ce le portiamo dietro, dentro di noi anche nei giorni successivi al viaggio, alla scoperta. Le meraviglie che abbiamo viso rimangono vive dentro di noi.

Pensiamo alla Polinesia, ai suoi colori, gli odori. A Bora Bora, le sue spiagge, i panorami da perdere il fiato. Vi potete immaginare cosa possa darvi un luogo del genere? Un tramonto visto dalla spiaggia con la sua sabbia bianca, morbida. Il tempo che si dilata. Niente più fretta, solo il piacere di godersi uno spettacolo unico. Un luogo che hai visto al cinema decine di volte, molti film si sono svolti lì. E allora potresti sentirti proprio così, come dentro un film.

Bora Bora è rinomata anche per la cortesia della gente. Persone che con grande cura e attenzione da anni salvaguardano questo luogo fantastico. Il turismo si sa è importante ma ancor di più mantenere una identità che conservi le proprie origini e non permetta l’omologazione dell’offerta turistica. In questo certamente Bora Bora non teme confronti e allora perché non pensare a un viaggio? Si potrebbe iniziare a capire la spesa e pianificare il viaggio a Bora Bora con prezzi ad agosto molto convenienti. Trovare l’alloggio, il volo migliore ed eventuali escursioni.

Nulla è impossibile. Basta organizzarsi, pensare, volere, desiderare e farlo!

E se fosse per una luna di miele? Molti si sono goduti una luna di miele in questo paradiso terrestre. Coronare un sogno all’interno di un altro sogno. Una luna di miele a Bora Bora! Due sogni in uno!


Reportage su Parigi Accessibile a Disabili

8
gennaio

reportage parigi accessibile

Lo scorso Maggio del 2014 abbiamo realizzato un dettagliato reportage dell’accessibilità di Parigi grazie alla collaborazione con Parigi.it e la gentilissima Olga con il suo staff e le guide. 5 giorni fantastici in una città meravigliosa e soprattutto molto attenta alle esigenze delle persone con disabilità. Da quei 5 giorni ne è nato un reportage dettagliato dell’accessibilità di molti dei luoghi, delle bellezze e della mondanità di Parigi. Questo reportage è visibile alla pagina sottostante:

Reportage Parigi Accessibile con Max Ulivieri


Elena a Parigi

9
novembre

Ho da poco trascorso una piacevolissima vacanza a Parigi di 5 giorni e voglio quindi condividere alcune informazioni che possono ritornare utili a chi volesse visitare questa magnifica città.

Il volo: ho viaggiato con Air France da Bologna all’aeroporto  Charles de Gaulle. Per chi ha già viaggiato in aereo, nulla di nuovo.

Per raggiungere il centro città, ho optato per un taxi attrezzato,  l’Horizon dei taxiG7.

Io ho una carrozzina elettrica impossibile (o quasi) da sollevare, pesa circa 150kg, larga 62cm e lunga 100cm. Quindi posso dire che i taxi di questa ditta sono davvero accessibili e capienti (viaggiavamo in 4 + due valigie + 3 bagagli a mano).

Consigli per la prenotazione del taxi:

  1. telefonare al numero indicato nella pagina di Horizon sul sito (anche mandando una mail, ti invitano a prendere contatti telefonicamente).
  2. sapere il francese. Ho provato a comunicare con loro in inglese, avendo più padronanza, ma mi hanno lasciato in attesa per 4 minuti, due volte, due persone diverse, dicendomi sostanzialmente “vado a cercare un mio collega che sappia l’inglese”. La prima volta ho atteso, dopodichè ho riattaccato, la seconda volta ho riattaccato subito e ho fatto prenotare a un’altra persona che conoscesse la lingua ufficiale meglio di me.
  3. fissare l’appuntamento per l’andata 1h dopo l’arrivo dell’aereo.
  4. fissare l’appuntamento per il ritorno 3h\3.30h prima della partenza dell’aereo (nel calcolo sono incluse le 2h di anticipo per l’appuntamento con l’assistenza).

Hotel: un piccolo elogio all’hotel in cui ho dormito.

Situato a meno di 500 metri da Gare de L’est e vicino anche a Gare du Nord, è un punto strategico per il numero di autobus che passano, permettendoti di raggiungere praticamente qualunque zona di Parigi (almeno per quanto riguarda la Zona 1) senza quasi mai dover fare un cambio.

L’hotel in questione è l’ Ibis Gare du Nord Chateau Landon.

Personale disponibile e gentile. Zona poco (o per nulla) rumorosa la notte.

Due ascensori sufficientemente grandi per la mia carrozzina.

Camera doppia, per disabili, decisamente spaziosa (le camere normali sono anguste), letti morbidi e comodi, un bagno grande quasi quanto la camera stessa, con la doccia a pavimento, uno specchio basso, un lavandino comodo e senza nulla sotto in modo che potessi arrivare bene a lavarmi, e ultimo, ma non per importanza, il water con una tavoletta normale e senza quegli scomodissimi buchi sul davanti.

Io prenoterei qui anche solo per questo 😉

Avevo inclusa nel prezzo la colazione. Per raggiungere la sala ci sono una decina di gradini da fare e per superare i gradini un montascale.

Bene, devo rassegnarmi a non fare colazione“, ho pensato, non avendo mai avuto buone esperienze coi montascale. Invece questo funzionava alla perfezione e una gentile signorina mi accoglieva ogni giorno per accompagnarmi.

Se vi interessa, la colazione era buona, molto varia per quanto riguarda il dolce, meno per il salato, ma comunque tutto positivo.

Muoversi a Parigi: ho utilizzato per spostarmi solo gli autobus. Tutti accessibili.

Quando arrivava il numero che dovevo prendere, mi rendevo visibile al conducente sbracciandomi un po’, in modo che lui azionasse la pedana.

Per scendere, mio padre andava a dire di azionare la pedana.

I pulsanti di chiamata per salire e scendere non erano mai funzionanti (li ho sempre pigiati tutti come se non ci fosse un domani, ma nulla, erano morti), tuttavia non ci formalizziamo e con un pizzico di adattamento tutto è filato liscio.

Consiglio per non impazzire nella rete dei mezzi pubblici parigini: scaricate l’app ufficiale dei servizi di trasporto ratp (per usarla serve internet, io avevo attivato una promozione).

Nella schermata principale aprite la tendina in alto a sinistra e selezionale “Itinéraire”.

appparigi

Vi si aprirà questa schermata in cui andrete a riempire il punto di partenza e di arrivo e altre variabili del viaggio.

Selezionato il punto di partenza e di arrivo, filtriamo i risultati per il tipo di trasporto che preferiamo toccando “tous modes”, nel nostro caso: bus, tram.

Possiamo anche decidere se cercare la soluzione più rapida, con meno corrispondenze o con meno strada a piedi da percorrere.

appparigi2

Schiacciando, infine, sul numero nel bus possiamo controllare che la nostra fermata sia accessibile (quelle NON accessibili hanno il triangolo giallo)

appparige3

So che quest’applicazione è molto semplice ed intuitiva, ma ho comunque preferito per completezza spiegarla un minimo.

Ratp fornisce anche una cartina interattiva dei trasporti pubblici, a cui si può applicare il filtro dell’accessibilità sia per disabilità fisiche che visive e uditive.

parigi4

Per i non vedenti: quasi ogni attraversamento pedonale ha una striscia con dei solchi per facilitare l’orientamento della persona tramite il suo bastone.

Per i biglietti: i disabili non residenti non hanno agevolazioni, quindi tutti pagano il biglietto dell’autobus.

Vi consiglio di comprare carnet da 10 biglietti per risparmiare. Se passa meno di 1h tra una obliterazione e l’altra, non dovete usare un biglietto nuovo (come spiegato meglio nel sito ratp).

Dove mangiare: non ho segnato il nome dei bistrot in cui ho mangiato, ma girando per la città posso dire di averne visti parecchi accessibili, sia come barriere architettoniche che come prezzi.

Ricordatevi sempre di richiedere una “carafe d’eau” e non le bottigliette se volete risparmiare 😉

Infine i monumenti: queste informazioni si trovano facilmente, mi limito ad avvertire che la Tomba di Napoleone e il Museo Cluny non sono accessibili.

Tour Eiffel, Musée d’Orsay, Centre Pompidou, Louvre, Musée de l’Orangerie, Notre-Dame de Paris, Montmartre (tramite la funicolare) anche se non ho trovato l’accesso alla basilica del Sacro Cuore, sono accessibili.

Bon voyage à tous!

Elena


Carletta ad Amsterdam

2
ottobre

Appena rientrata dalla bellissima Amsterdam!

Arrivate all’aeroporto di Eindhoven abbiamo scelto di noleggiare un’auto per avere maggiore libertà (circa un’ora e mezzo di strada comoda per coprire i 120 km di distanza ).

Essendo Amsterdam davvero molto cara, abbiamo scelto di pernottare in una cittadina vicina, Haarlem (deliziosa).

L’hotel che abbiamo scelto si chiama Joops City Centre ed è nel centro storico, a pochi metri dalla Cattedrale: in realtà è una dependance dell’hotel Ambassador dove c’è la reception e si fa il check in (nessuna barriera, aperto h 24 per cui si può arrivare a qualsiasi ora).

La sistemazione è decisamente spartana (eppure ci è costata 70 euro a notte a persona…): l’ingresso ha un piccolissimo scalino, una porta pesante da aprire e un ascensore comodo.

Ho chiesto una stanza per disabili ma in effetti non lo era: non molto grande, bagno altrettanto piccolino, senza maniglie, con vano doccia ma senza seggiolino, water difronte al lavandino (quasi attaccato, comodo per collegare una doccina da viaggio), niente spazio per le gambe sotto il lavandino e piccolissimo scalino all’ingresso.

Comunque mi ci sono adattata, io e la mia carrozzina siamo piccoline (taglia 36…), in bagno non uso maniglie ed era pulito.

Essendo in posizione centralissima si trovano tantissimi localetti dove mangiare e bar dove fare la colazione che non è inclusa nel prezzo ( prima delle nove è tutto chiuso!)

Il fondo stradale non è liscissimo ma neanche poi tanto male, io sono riuscita a muovermi da sola.

Non ha il garage, nei paraggi si trovano dei posti auto per disabili gratuiti ma tutto sommato non è comodo rientrare la sera e doverli cercare..

Ad Amsterdam abbiamo girato due giorni, arrivando abbiamo subito lasciato l’auto nel parcheggio pubblico P1 (proprio accanto alla stazione centrale) prenotato on line a 25 euro al giorno (altrimenti il costo è di 5 euro l’ora!), ci sono anche i posti gratuiti per disabili ma sconsiglio di perdere tempo a scovarli rischiando di perdersi!

Proprio difronte alla stazione c’è l’ufficio informazioni turistiche (dove prendere una mappa) e poco oltre sulla destra un chiosco dove prenotare il giro tra i canali (obbligatorio!).

C’è una barca attrezzata che loro stessi segnalano che non presenta alcuna difficoltà (il personale è pratico e gentile), il giro dura un’ora abbondante e costa 15 euro (niente sconti!).

Abbiamo poi visitato il museo Van Gogh, anche in questo caso zero problemi, ha un posto auto gratuito giusto all’ingresso (la zona è un pochino distante dal centro), nessun ostacolo all’interno, il biglietto costa 15 euro e l’accompagnatore non paga.

La città si visita con facilità, è bello girare tra i canali scoprendo sempre nuovi scorci: i quartieri sono abbastanza vicini e non abbiamo mai avuto bisogno di un mezzo.

Ci sono chiese, musei (in kalverstraat nell’Amsterdam Museum, all’intero del bar un bagno perfettamente accessibile al costo di 50 cent), mostre, locali per tutti i gusti (compresi i coffee shops, gay e luci rosse nell’apposito quartiere) negozietti, il mercato dei fiori e mercatini vari nei diversi giorni…. ognuno può creare il SUO itinerario personalizzato!

Lungo i canali pieno di bar e ristoranti per pause “rigeneranti”: attenzione agli orari , cena entro le 22.00 e la maggior parte delle visite da effettuare entro le 17.00

Per una pipi’si può andare nella bellissima stazione centrale dove al primo piano c’è un bagno accessibile (si chiede la chiave e non fanno neanche pagare i famosi 50 cent).

Non ho avuto alcun problema nè bisogno di grande aiuto, giusto qualche salitina per attraversare un ponte e un pò di attenzione ai milioni di ciclisti che sfrecciano velocissimi! Il fondo è prevalentemente

comodo e (con attenzione) a tratti si può approfittare della pista ciclabile.

In compenso niente auto, smog, rumore, casino…una vera pace!

L’ultimo giorno abbiamo fatto anche una fuga verso il mare del nord, a Zandvoort, una ventina di minuti ad ovest di Haarlem, dove abbiamo cenato al tramonto in un bellissimo localetto giusto sulla spiaggia…

Il quarto giorno rientro, mollata l’auto e ritorno a casa….assolutamente consigliata…..ciao a tutti!

hotel amsterdam


Andrea ci porta a Tallin, Helsinki e San Pietroburgo.

1
17
luglio

foto andrea in viaggio

mi chiamo Andrea, da poco sono tornato da un bel viaggio di dieci giorni a Tallin, San Pietroburgo ed Helsinki.

Visto che i ricordi sono ancora freschi vi descrivo di seguito alcune parti del viaggio e sono a disposizione se necessitate di info aggiuntive.

Sono partito dall’aeroporto di Bergamo con un volo Ryanair diretto a Tallin. Chi ha un po’ di esperienza di voli aerei sa che ormai, anche per chi ha una disabilità, “volare” è abbastanza semplice, forse anche più agevole rispetto ad altri mezzi di trasporto :-).

Mi sono fermato nella capitale estone per circa tre giorni, la città è piccola e si gira velocemente senza necessità di utilizzare mezzi pubblici (eccetto il taxi per il tragitto hotel/aeroporto).

La parte più bella è senz’altro la città vecchia che termina nella Piazza Raekoja dove c’è il municipio in stile medievale.

Carino anche il quartiere Rottermanni, ovvero un’ex zona industriale ristrutturata dove si possono trovare, pub, ristoranti e altri luoghi di ritrovo.

Circolare in città in sedia a rotelle non è particolarmente agevole, soprattutto nella parte centrale le strade sono in salita/discesa e l’asfalto è fatto di pietre grandi o acciottolato con conseguente vibrazione perenne o rischio di impiantarsi :-).

I marciapiedi sarebbero scorrevoli fatta eccezione che ogni 5 m ci sono i solchi delle canaline di scarico che impongono una manovra particolare per non ritrovarsi in terra.

Da Tallin a San Pietroburgo ci siamo spostati in aereo e ve lo consiglio. Costa un po’ di più ma si evita un viaggio di 8 ore in bus/treno/nave. L’aeroporto è molto distante dalla città, diviene quindi inevitabile l’utilizzo del taxi. I tassisti russi tenteranno di fregarvi a ogni singola tratta quindi concordate prima il prezzo della corsa evitando il tassametro, consci che i prezzi che fanno a noi stranieri vanno dalle due alle cinque volte quelli che applicano ai locali (se riuscite a stare nelle “due volte” siete bravi :-)).

Su San Pietroburgo ci sarebbe troppo da dire e l’articolo è troppo breve. E’ una delle città più belle che ho mai visto. E’ ricca di arte e storia sia del periodo zarista che di quello comunista ed è talmente grande che per spostarsi da una parte all’altra è inevitabile l’utilizzo di qualche mezzo. Io ho preferito il taxi, evitando il metro soprattutto perché sono rimasto scottato più volte a Milano dove alla stazione di partenza l’ascensore funziona mentre in quella di arrivo no (italian Style) :-).

La zona principale è il viale lungo circa 4,5 km chiamato Nevskij Prospekt. Alla destra e alla sinistra del viale si trovano gran parte delle principali attrazioni della città (numerose cattedrali, palazzi storici e centri commerciali).

Tappa obbligatoria è la visita a uno dei più famosi musei al mondo l’Ermitage dove si possono ammirare quadri e sculture dei più grandi artisti storici. Ho trovato il museo completamente accessibile, con monta scale all’ingresso e ascensori all’interno. La città poi conta numerosi parchi, dove ci si può riposare dopo aver girato parecchio.

Molto suggestivo il giro in barca sul fiume Neva. Non tutti gli attracchi sono accessibili, bisogna cercare un po’ prima di trovarlo oppure fermare qualche russo (sono belli grossi) e farsi dare una mano a scendere :-).

Anche qui in Russia sono stato 3 giorni e poi ho preso il treno diretto per Helsinki in Finlandia.

Ero un po’ timoroso per il treno, memore di quelli italiani invece mi sono dovuto ricredere. Accessibilità top, carrozza dedicata e pedane elettriche per salire e scendere.

Helsinki come città non è niente di speciale ed è parecchio costosa, l’aria é cupa e un po’ triste. La zona più bella è quella di Market Square dove c’è il mercato del pesce e dove si possono percorrere alcun tragitti “a piedi” lungo la costa immersi nel verde.

Tutto il resto è abbastanza banale la nota positiva è che qui non dovete preoccuparvi di accessibilità o barriere architettoniche (civiltà scandinava :-)) a meno che siate interessati a visitare le due chiese principali poste in collina, di cui io ho fatto volentieri a meno.

Qui a Helsinki sono stato due giorni e poi ho fatto ritorno a Tallin via traghetto (completamente accessibile) e sono rientrato in Italia.

Questo è tutto. Resta sotto inteso che qui dovete venirci tra giugno e settembre altrimenti rischio assideramento 🙂

Un saluto

Andrea


In Belgio su 4 ruote

10
giugno

….in Belgio

Maggio 2011

E’ questa sicuramente una destinazione sottovalutata, ma basta una week end (a buon prezzo…) per ricredersi! L’aeroporto d’arrivo (Charleroi, circa 40 km da Bruxelles) è servito da Ryan Air, una volta atterrati ci sono diverse possibilità per raggiungere la meta prescelta (pullman, taxi, navetta verso la ferrovia..), si può quindi decidere al momento sulla base delle proprie necessità. Noi abbiamo optato per una macchina a nolo (5 persone, solo io in carrozzina) volendo fare una tappa intermedia lungo la strada: dopo circa 50 Km su strada larga e comoda, arriviamo a Gand dove ci fermiamo un paio d’ore: la cittadina è proprio bella, attraversata dai canali, con un centro storico molto raccolto che si gira facilmente a piedi. Da vedere la Cattedrale di S. Bavone (vi è conservata una famosa pala d’altare, il Politico dell’agnello mistico dei fratelli van Eyck), il Municipio, i vari palazzi che si affacciano sul fiume. La vista più bella si ha attraversando il ponte di San Michele, in pieno cento storico. Dopo uno spuntino e una pipì al volo in un dei mille localetti, ripartiamo alla volta di Bruges dove arriviamo dopo circa mezz’ora: si tratta di un borgo medievale perfettamente curato e conservato, anche questo affacciato sui canali (tanto da essere chiamata “la Venezia del nord”) che sono ancora più belli dei precedenti; è piuttosto piccolo , si visita al massimo in due giorni girando sempre a piedi (pavimentazione antica e quindi prevalentemente “ciottolosa”, ma onestamente credevo peggio….) Molliamo subito l’auto in un parcheggio per disabili (gratuito) in pieno centro e ci dirigiamo a piedi nell’hotel che abbiamo trovato on line: si chiama Het Gheestelic Hof , è piccolino ma ha comunque una stanza per disabili al pian terreno (le altre sono al primo piano senza ascensore). All’ingresso c’è un solo scalino (piccolo), la stanza è una matrimoniale bella ampia, con un bagno altrettanto ampio (non ricordo molti dettagli, solo che fortunatamente ho potuto allungare la doccia per sopperire alla tipica assenza del bidet). La cosa curiosa è che per fare colazione (inclusa nel prezzo, 50 euro a persona a notte) bisogna uscire, attraversare la strada (piccola, siamo nel centro storico) ed entrare in un altro locale (sempre facile da raggiungere) a loro collegato (molto carino, con una vetrata che affaccia su di un cortile pieno di verde).

Uscendo dall’hotel (loro stessi danno la cartina con le indicazioni), girando verso sinistra si arriva nella piazza principale: giusto dieci minuti a piedi lungo una strada comoda, piena di negozi e circondata da bei palazzi. La piazza si chiama Markt, è grande e bella, al centro c’è la torre campanaria (Belfort) dove (solo chi cammina….) può salire in cima e godersi il panorama. Proseguendo si arriva in una seconda piazza più piccola (Burg) dove c’è il Municipio (si visita la sala gotica, è possibile arrivarci in ascensore e si trovano anche i bagni…) e la Basilica del Sangue Santo (è custodita una fiala di sangue che si dice sia appartenuta a Gesù, però ci sono le scale…) Dall’hotel, girando invece verso destra, si può andare a visitare la Chiesa di Nostra Signora dove c’è una piccola Madonna con bambino di Michelangelo; proseguendo, lungo una strada sempre piena di negozietti ( merletti e cioccolata innanzi tutto!) e localini, si arriva al Beghinaggio, un vecchio convento (si entra in una specie di cortile alberato dove ci sono una serie di piccole casette bianche un tempo dimora delle beghine, e una chiesa: molto carino, silenzioso e tranquillo). Da lì ci si dirige al Minurwater (lago dell’amore, un posto davvero incantevole), proseguendo sempre per il centro si passa davanti al bellissimo palazzo sede del Grunthuse Museum (che non ho visitato). Ci sono un altro paio di piccoli musei (che non ho visto), per chi fosse interessato.

Ma la cosa migliore è perdersi per le varie strade, ci sono solo bellissimi palazzi nel tipico stile nordico a punta, alcuni più antichi in legno, altri più recenti ma tutti perfettamente tenuti: è pieno di negozietti e ristorantini, pur essendoci tanti turisti (maggio è il mese migliore, sole splendido e temperature miti) e carrozze con i cavalli, è tutto pulito e bello. Imperdibile poi, il giro dei canali sul battello: nessuno si è stupito della mia carrozzina, si sono accostati e mi ci hanno caricato (io sono piccolina e leggera….). Il giro dura una mezz’ora e c’è sempre una lunghissima fila per i biglietti, ma vale assolutamente la pena armarsi di pazienza e aspettare, vi riempirete gli occhi..

Nel muoversi bisogna tenere presente che i vari posti da visitare chiudono abbastanza presto, al massimo per le 18.00 quindi conviene informarsi prima in base a quello che si ha voglia di fare. Anche la sera si cena presto, alle 22.00 i ristoranti stanno già chiudendo, e questo è molto strano considerato che c’è luce fino a mezzanotte! Consiglio però di tenere duro e aspettare il buio: passeggiare nel centro illuminato, vale sicuramente l’attesa!

Ultimo giorno, riprendiamo l’auto (che è ancora lì!) e ripartiamo verso Bruxelles, la nostra ultima tappa: ci fermiamo all’hotel Best Western City ( me l’hanno consigliato ma non mi è piaciuto: ingresso con le scale e lontano dal centro. Per fortuna prezzo basso e colazione inclusa, stanza normale senza problemi).

Qui recuperiamo degli amici che ci portano in giro: prima tappa ovviamente la piazza principale , la Grand Place…bellissima! Un quadrilatero chiuso da palazzi antichi uno più bello dell’altro. E’ lì anche l’ufficio info turistiche se si vuole recuperare una cartina o avere delucidazioni. Da lì attraverso la Galleries Saint Hubert (galleria di locali e negozi vari, con una bellissima copertura) andiamo a vedere la cattedrale di St. Michel e poi il Quartier Royal dove si affaccia il Palais Royal , altra chiesa (Notre Dame au Sablon) e relativi giardini. La cosa carina è che c’è un grande e comodo ascensore che ti riporta nella parte bassa della città consentendoti di tornare indietro senza troppa fatica! Quindi ancora in giro (aiuto….!) a vedere (da fuori, purtroppo è chiuso) il museo degli strumenti musicali in stile art nouveau (esiste un vero e proprio itinerario art nouveau essendoci molti edifici in questo stile bellissimo, ma occorre una guida e più tempo….però è un’idea per un’altra volta….) e alla fine ci tocca il famoso Manneken Pis ( angioletto in bronzo che fa la pipì, emblema della città!). Bruxelles ha una tradizione legata al fumetto (c’è anche un museo) e così è facile camminando per strada alzare gli occhi e vedere inaspettatamente vari personaggi dipinti sui muri! Proprio un bel giro, anche questa una città sottovalutata: si gira bene a piedi, tutto bello liscio (tranne qualche salita che richiede una mano ) e tanta gente, tanto movimento, tanti locali, tanti musei e chiese. Finalmente si mangia…un posto bellissimo: si chiama Amadeus, è in centro e si mangia ottima carne alla brace, patate al cartoccio (e tanta birra) a prezzi normalissimi. Ha tutte le pareti tappezzate di librerie, luci soffuse e tovaglie e quadri stile trattoria…davvero imperdibile. All’uscita vogliamo vedere la grand Place illuminata e tocca aspettare ancora perché non fa mai buio!!!

Ultima notte, domani si parte: confermo, il Belgio merita in pieno! Ci sono ancora tantissimi altri bei paesi, castelli, tanto verde…. L’inverno poi ci sono i mercatini di Natale (però un super freddo, quindi da valutare attentamente), ma nel complesso posto facile, vario e non dispendoso…

Alla prossima!!

Carla

belgio disabili


Viaggio in Andalusia

3
giugno

foto di Siviglia

Sono un ammalato di sclerosi multipla di 67 anni e sono in carrozzina. Con mia moglie abbiamo fatto un viaggio in Andalusia nel maggio del 2014, e precisamente: quattro giorni a Siviglia, un giorno a Cordova andando in treno e due giorni a Granada sempre in treno, www.renfe.com

Prima di tutto un accenno agli alberghi: pur avendo visto sul sito e telefonato in anticipo in spagnolo per informarmi dell’accessibilità e delle predisposizioni in bagno, ho avuto la sorpresa in quello di Siviglia, comodissimo si in centro storico e con personale gentile e disponibile, ma dove ho dovuto arrangiarmi con qualche espediente per potermi lavare, invece al contrario la conferma delle premesse per quello di Granada (Hotel Párraga Siete), molto bello e ben arredato, accessibile e praticamente a 5 minuti a piedi dal centro. Quindi il consiglio è quello di informarsi bene e sperare. Non ho cambiato quello di Siviglia perché ormai sul posto avrei avuto più problemi.

Il soggiorno a Siviglia è stato molto bello come è bellissima la città. Abbiamo raggiunto dei picchi di temperatura di 39°C ma essendo aria secca li abbiamo assorbiti abbastanza bene, cercando anche di camminare all’ombra.

Tutta la città si gira molto bene con la carrozzina, fuori dal centro storico ci sono delle ciclabili lisce dove intelligentemente sono disegnati sia il classico simbolo del ciclista che quello della carrozzina, all’interno del centro storico le ciclabili sono segnate con delle borchie sulla pavimentazione esistente. La pavimentazione è di tipo molto vario: ci sono piastre lisce, mattonelle lisce intervallate con mattonelle di sassi di fiume, qualche, poche, stradina di sassi di fiume cementati e selciati di pietra; la città è in pianura ma lo spingitore si deve impegnare un po’ e lo scarrozzato balla un po’ e per visitare si cammina molto, ma ne vale la pena.

Consiglio di richiedere subito all’’ufficio del turismo in Plaza Nueva la pianta di Siviglia con i monumenti possibilmente in italiano ma anche in spagnolo va bene. Ci sono anche le mappe delle altre città importanti da visitare.

In rete si trovano molte guide di Siviglia e una interessante è quella di Paesionline.

Le bellezze da vedere sono molte e consiglio un tour con Sevilla Tour Sightseeing, i classici bus a due piani rossi che permettono di avere delle informazioni lungo il percorso anche in italiano, e di scendere alle varie fermate per andare a vedere dei monumenti in modo autonomo. Il biglietto che dura o 1 o 2 giorni comprende anche alcune visite gratuite e 4 percorsi a piedi con guida, in spagnolo e inglese, per alcuni quartieri caratteristici con stradine strette che sono da assaporare camminando. Gli autobus, sia questi che quelli pubblici, hanno il sistema manuale della pedana ribaltata dall’autista che non si inceppa mai, a differenza di quelle motorizzate. Attenzione ci sono anche dei bus verdi per il tour ma non sono accessibili.

Sono in vendita anche delle giornaliere di varia durata che comprendono degli accessi a vari monumenti e posti da visitare: fare attenzione perché sono legate all’organizzazione dei bus non accessibili e non prevedono riduzioni o in alcuni casi gratuità per la nostra situazione; in alcuni posti, vedi Alcazar, l’ingresso è prioritario, è necessario farsi riconoscere; è da portare sempre un certificato di invalidità.

Il giro “In battello sul Guadalquivir” consiste in un avanti e indietro per un’ora sul fiume, ci si rende conto della posizione delle strutture lungo il fiume per avere un’idea in generale ma se ne può fare benissimo a meno, anche perché nel ponte basso, l’unico utilizzabile in carrozzina, gli occhi vedono principalmente la sponda.

Attenzione i battelli accessibili sono quelli della compagnia verde.

I tour con guida sono principalmente in inglese e spagnolo, per l’italiano si deve cercare un gruppo organizzato o una visita privata. Per le visite principali, Cattedrale, Alcázar, consiglio una guida; noi abbiamo trovato già dall’Italia, e ve lo consiglio molto caldamente, Francesco Soriquez, bolognese nonostante il cognome, da 8 anni a Siviglia perché ha sposato una sivigliana: +34.627.697758, yourgudeinseville@gmail.com; è molto competente e fa vedere aspetti particolari e approfonditi di quello che si visita, in base ai propri interessi.

Ha svolto il suo compito in modo molto più completo che una semplice guida: forse per affinità di madrelingua.

È assolutamente da non perdere la visita alla Cattedrale, la terza per grandezza nel mondo, con annessa torre della Giralda; purtroppo questa non è accessibile per via delle decine di gradoni per arrivare ai 70 metri, dove ci vuole una spinta poderosa per la carrozzina.

L’Alcazar è da non perdere. Non è completamente accessibile ma dove possibile ci sono pedane per i vari gradini; per noi l’ingresso è gratuito e prioritario.

Non si può mancare a uno spettacolo di flamenco; noi siamo andati al Museo del Baile Flamenco dove ci sono due spettacoli serali della durata accettabile di 1 ora scarsa; molto coinvolgente; è meglio andare in anticipo per trovare posti avanti.

Attenzione alla Torre de los Perdigones, molto interessante secondo le guide, ma non accessibile per via degli ultimi 8 gradini dopo l’ascensore.

Siviglia è tutta da gustare e godere per l’atmosfera e anche la gentilezza e disponibilità degli abitanti.

Cordova: un giorno con viaggio in treno comodissimo, il servizio della pedana lo chiedono direttamente in biglietteria e come in Italia si deve andare al punto d’incontro 30’ prima. I treni sono più bassi dei nostri quindi si tratta di salire praticamente un gradino abbondante.

Anche Cordova si può girare bene a piedi solo che il centro storico, la parte da visitare, è in collina e quindi il sali e scendi in selciato appesantisce la spinta. È bella soprattutto per i suoi angoli caratteristici le viuzze della Juderia da girare e le caratteristiche case con vasi di fiori appesi sui muri. Stupenda e immensa è la Cattedrale dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima e Moschea, completamente accessibile. È il “simbolo della città”. Esternamente, e anche in buona parte internamente, è una moschea a tutti gli effetti. La Cattedrale gotica è stata costruita all’interno.

Anche per Cordova in rete si trovano piante e percorsi di visita consigliati, tutti all’interno del centro storico.

Attenzione che la Sinagoga è aperta solo al mattino contrariamente a quello che si trova in rete dichiarato.

L’Alcázar non è accessibile per nulla.

Volendo c’è un tour gratuito di un paio d’ore a piedi con giovani laureati volontari, solo per l’esterno, che parte alle 10.30 da Plaza de las Tendillas.

Granada: due giorni in treno, ci vogliono 3 ore di viaggio non essendoci l’alta velocità ma convogli assimilabili ai diretti, con orario di partenza da Siviglia del primo non comodissimo.

Granada attira soprattutto per l’Alhambra magnifico complesso con un’architettura araba unica. Purtroppo non è completamente accessibile ma la porzione che si può visitare con la sedia direi che può essere sufficiente. La prenotazione on-line va fatta molto tempo prima perché l’ingresso è contingentato, quando sono andato io erano 7.700 ingressi al giorno ad orari fissi. Non so se ci sono riduzioni perché non ho trovato numeri di telefono per informazioni, perché l’unico trovato era quello delle prenotazioni ed era importante prenotare per non correre rischi di non poter entrare.

All’Alhambra si va utilizzando i minibus attrezzati dalla Cattedrale (n. 30).

Bella e caratteristica anche Granada ma purtroppo la zona interessante e consigliata da visitare dove si trovano anche gran parte dei palazzi è l’Albayzin, Patrimonio Mondiale dell’Unesco, leggendo tutte le guide è indispensabile visitarla, ha un unico problema: è una collina con buone pendenze, con le strade selciate. Non mi ero preparato per questa situazione e quindi i miei giri per Granada sono stati limitati alla Cattedrale e a tutti i quartieri limitrofi, con aspetti caratteristici.

In effetti organizzandosi in anticipo si può girare Albayzin con un minibus (n. 31) scendendo e risalendo dove si pensa sia il caso, in questo caso informarsi per un abbonamento dato che la corsa non a tempo costa ogni volta 1.2 €. Si trova in rete anche la mappa dei percorsi degli autobus (http://www.transportesrober.com/transporte/lineas.htm). Con questo mezzo sono stato al Belvedere di San Nicolás, che offre le migliori viste dell’Alhambra che permettono di ottenere un’immagine globale dell’insieme monumentale; bellissimo posto con musica gitana; l’unico problema sono gli ultimi 200 m dalla fermata del bus al piazzale che sono con una notevole pendenza con due curve e con il fondo in ciottoli di fiume cementati: devo ringraziare sia per la salita che, soprattutto per la discesa pericolosa, la presenza di due giovani volenterosi e robusti.

Anche qui è presente un Bus turistico City-Sightseeing GRANADA.

Sperando che queste brevi note possano essere utili almeno in parte auguro buon viaggio in questa meta veramente meritevole per i molti luoghi Patrimonio dell’Umanità.

Autore: Italo.


Il cammino di Santiago su 4 ruote

2
4
novembre

Chiara a Santiago

IL CAMMINO DI SANTIAGO SU 4 RUOTE

 Premesse (tecniche e meno):

– il Cammino – per qualunque motivo lo si faccia: religioso, per trekking, con amici, per scommessa o altro – è un’avventura che coinvolge senza mezze vie: se si accetta di viverlo fino in fondo, con i ritmi e sostando nei luoghi degli antichi “pellegrini”, si accettano anche situazioni inedite e non sempre agili. Di conseguenza, e anche per chi non viaggia su una sedia a rotelle o comunque non convive con una disabilità, bisogna prima di tutto capire che cosa si è pronti a vivere e quanto ci si intende mettere in gioco.

– esistono molteplici vie per giungere a Santiago, diversi cammini che interessano zone geografiche differenti e dunque presentano peculiarità e difficoltà non uguali. Qui io parlo solamente del Cammino Francese (quello per intenderci che parte dalla cittadina francese di St. Jean Pied de Port).

– soprassiedo e non tratto della parte “normodotata” del Cammino (quella, per capirci, che comprende le notti molto rumorose in camerate numerose, il cameratismo e quindi le chiacchiere e le risate con gli altri pellegrini, la sorpresa di chi ti vede arrivare su una carrozzina e vuole una foto con te). Questo perché è la magia del Cammino stesso, che ognuno a parer mio deve poter sperimentare in prima persona. Mi limito pertanto alle note tecniche sulla fruibilità dei luoghi.

Modalità:

– la modalità del Cammino di cui racconto è un po’ inedita: sono molte le persone disabili che lo affrontano con l’handbike seguendo l’itinerario delle biciclette, non avendo però io la forza per usare uno di questi strumenti (ho una malattia neurodegenerativa), l’ho percorso con una carrozzina a spinta assieme ad altre persone che si davano il cambio e a momenti si aiutavano con una corda legata ai poggiapiedi e utilizzata da traino. Avevo provvisto la carrozzina (pieghevole) di ruote offroad posteriori e ruotini un po’ più grandi del normale per agevolare i tratti di sterrato. In effetti la scelta è stata azzeccata, anche se l’ideale sarebbe stato montare davanti un unico ruotino più grande. Ho escluso l’uso della carrozzina elettronica con la quale solitamente mi muovo per due motivi: non sapevo se avrei potuto sempre caricarla e questo sarebbe stato un bel problema in caso negativo; non sapevo poi dove avrei alloggiato e la conformazione di ogni luogo che avrei visto e attraversato. Ora, la decisione è stata azzeccata: avrei sempre trovato una presa libera per la carica, ma di certo avrei avuto non pochi problemi di accesso e transito. Non sempre abbiamo seguito il percorso per le bici (che è spesso lungo la statale) e il fondo del Cammino è a tratti davvero scosceso e accidentato con gradini, ponti, sassi etc., inoltre dove abbiamo dormito e i luoghi visitati durante il giorno, nonché i bagni utilizzati, spesso presentavano barriere architettoniche (dalle porte strette, ai gradini, etc).

– Siamo partiti in 5 persone, in una Fiat Multipla a metano (poche le stazioni attrezzate in Spagna, ma benzina molto economica) con i cinque zaini, la carrozzina e le ruote di riserva, la chitarra di mio fratello e Molekola (http://tecnothon.telethon.it/product/molekola). Dalla provincia di Vicenza in cui abitiamo abbiamo raggiunto in due giorni (con tappa notturna ad Arles, Francia) Roncisvalle (il passo St. Jean Pied de Port – Roncisvalle è un passo montano impraticabile con la carrozzina e molto arduo anche per chi cammina). Dopodiché dei 790 chilometri fino a Santiago ne abbiamo fatti 240 circa, scelti a tratti e alternati ad altri tratti in auto. Tutte le più aggiornate guide sul Cammino Francese (in particolare quella dell’editrice Terre di Mezzo) presentano la spiegazione delle varie tappe e ancor di più chiedendo di volta in volta ai locali si ottengono informazioni molto dettagliate: è quindi possibile “costruire” il proprio Cammino anche sul momento, di giorno in giorno. Abbiamo quindi raggiunto Santiago in 11 giorni in cui camminavamo in media una ventina di chilometri al giorno, passando per i luoghi più caratteristici e importanti della tratta. Se volete informazioni più precise sulle tratte percorse a piedi e su ruote contattatemi. Non mi dilungo perché dipende tantissimo da ognuno, dalle possibilità di chi è sulla carrozzina e di chi spinge.

Santiago de Compostela

Siamo poi tornati passando per Finisterre e Muxia (i “chilometri 0” del Cammino), quindi per Oviedo, Bilbao e Nimes, con soste notturne e visite culturali.

Alloggio (parte che mi premeva di più divulgare data la totale assenza di informazioni trovata mentre organizzavamo il viaggio):

– ci sono diverse possibilità di alloggio lungo il cammino: quella tipica (e pertanto da noi scelta) è quella degli Albegue, rifugi/ostelli solo per i pellegrini con la credenziale (da ottenere prima di partire, basta cercare su internet, che “tiene traccia” del proprio Cammino tramite timbri e permette di accedere alla Compostela, il documento ufficiale che attesta il pellegrinaggio, storico “bottino” per chi va a Santiago e che presume almeno gli ultimi 100km fatti a piedi e senza interruzioni, ad eccezione dei disabili che basta ne abbiano 100 in totale). Sono luoghi spesso piuttosto spartani, con prezzi bassissimi che vanno dai 5 ai 10€ massimo e prevedono un letto con cuscino, bagni e acqua calda nelle docce, spesso uso cucina, possibilità di lavare e mettere a stendere la propria biancheria (in genere con lavatoi, le lavatrici sono invece a pagamento). Altrimenti c’è sempre la possibilità delle pensioni (Hostal) o degli hotel, che però non hanno nulla a che vedere con l’atmosfera che si crea negli Albergue ogni sera, l’ospitalità e l’umanità che si respirano lì.

– su internet si trovano poche informazioni in generale, pochissime per quanto riguarda l’accessibilità. Dove riuscivamo abbiamo prenotato (non tutti, anzi pochi, hanno la possibilità di riservare il posto, mentre in alcuni casi viene riservato quello per la persona disabile e basta), per qualcuno abbiamo telefonato chiedendo maggiori informazioni, in altri casi ci siamo affidati alla provvidenza che quasi tutti i casi si è rivelata sorprendente. È fondamentale armarsi di tanta pazienza e accontentarsi di quello che si trova, nel caso di necessità particolari (larghezza porte/letti singoli piuttosto che a castello/bagni con conformazioni “accessibili”/etc) è meglio chiamare e farsi spiegare bene o farsi mandare le foto per evitare, dopo chilometri e chilometri sulle ruote, di trovare brutte sorprese. Fortunatamente io, con l’aiuto degli altri, sono riuscita ad arrivare ovunque e senza troppa fatica, ma so che può non essere sempre così.

– spesso ho trovato nelle docce degli sgabelli in plastica non troppo resistenti, pertanto consiglio a chi abbia poco equilibrio o stazze imponenti di portarsi dietro (se si ha la macchina di appoggio è un attimo) una sedia da campeggio di quelle pieghevoli che si possono bagnare senza problemi. In casi in cui il bagno era posizionato in modo da consentirlo ho fatto la doccia seduta sul water, così da evitare brutti scivoloni.

– ho promosso la Spagna per due motivi: non esistono turche, perciò un water lo si trova sempre. Inoltre anche i water dei bagni “accessibili” sono nella maggioranza dei casi (ma non sempre) water ad altezza normale e senza buco (in cui immancabilmente cado dentro).

Hanno solo il brutto vizio di fare, quando non c’è il bagno adatto, i box water (sicuramente per questione di privacy e comodità in presenza di numerose persone) che non sono facilmente agibili per tutti.

– segue lista dettagliata e con piantina del bagno degli Albergue da noi utilizzati tappa per tappa.

  • 1° tappa: Roncisvalle, Albergue de peregrinos [10€, prenotabile tramite bonifico con l’intera quota]

Accesso: sterrato / ciottolato sconnesso / ghiaia. Punto di passaggio pericoloso perché l’intersezione fra ghiaia e asfalto è sconnesso. C’è un gradino all’ingresso.

Camere: accesso tramite ascensore, letti a castello molto nuovi organizzati in box da quattro posti.

Bagno: molto accessibile con doccia.

Cucina/refettorio: a piano terra, facilmente raggiungibili.

  • 2° tappa: Cizur Menor, Albergue de Maribel [10€, prenotabile: meglio specificare l’arrivo in carrozzina per accedere alla camerata senza scale]

Accesso: accessibile, senza particolari ostacoli.

Camere: una camerata con tre letti a castello e due singoli a piano terra (quelli a castello sono parecchio bassi).

Bagno: a piano terra, ma non di facile accesso.

Cucina/refettorio: a piano terra, facilmente raggiungibili. La cucina è parecchio stretta.

  • 3° tappa: Puente la Reina, Albergue de peregrinos de los Padres Reparadores [5€, non prenotabile. È consigliabile arrivare presto, prima di pranzo, perché in breve tempo è al completo]

Accesso: gradino piuttosto alto all’ingresso.

Camere: parecchie e di diverse dimensioni a piano terra. Tutti letti a castello.

Bagno: quasi perfetto. Box water adattato e quindi più largo, mentre box doccia no (ci stanno a fatica sedia in plastica + carrozzina).

Cucina/refettorio: a piano terra, cucina molto grande. Per il giardino prima un gradino e poi tre di fila, ma ne vale la pena per un bel “descanso” (riposino).

  • 4° tappa: Logroňo, Check in La Rioja [11€, prenotabile. Eccellente l’ospitalità]

Accesso: ottimo, senza alcun ostacolo.

Camere: camerata unica, tutti letti a castello. Con possibilità di richiedere il letto singolo.

Bagno: accessibile e con doccia. Molto carino.

Cucina/refettorio: a piano terra, di facile accesso. Attenzione: manca il fornello.

  • 5° tappa: Santo Domingo de la Calzada, Confradìa del Santo [6€, non è stata verificata la prenotabilità, ma ha un sacco di posti]

Accesso: ottimo, senza alcun ostacolo.

Camere: camera privata da tre letti singoli, accessibile. Anche i dormitori, tutti letti a castello, sono comunque raggiungibili tramite ascensore.

Bagno: attrezzato quello privato per la camera da tre.

Cucina/refettorio: tutto accessibile tramite ascensore. Cucina grande.

  • 6° tappa: Burgos, Albergue Municipal [5€, non è stata verificata la prenotabilità, ma ha un sacco di posti]

Accesso: ottimo, senza alcun ostacolo.

Camere: dormitorio al 5° piano con due letti singoli riservati a portatori di handicap e letti a castello.

Bagno: accessibile e con doccia.

Cucina/refettorio: accessibile, a piano terra. Attenzione: mancano fornello e frigorifero.

  • 7° tappa: Fròmista, Albergue Estrella del Camino [8€, non è stata verificata la prenotabilità, quando siamo andati noi non c’era moltissima gente]

Accesso: un gradino basso per l’ingresso, un gradino molto alto per accedere alle camerate e un altro (sempre molto alto) per accedere ai bagni.

Camere: tre dormitori con letti a castello tutti allo stesso piano.

Bagno: a box sia per la doccia che per il water. Non accessibili. Sgabello molto instabile per la doccia.

Cucina/refettorio: no uso cucina, possibilità di prendere da mangiare per la presenza di una sorta di “locale” con menù del dia e pizze surgelate, anche colazione su prenotazione.

  • 8° tappa: La Virgen del Camino, Albergue Don Antonino y Doňa Cinia [6€, prenotabile]

Accesso: ottimo, senza alcun ostacolo.

Camere: due camerate con letti a castello.

Bagno: sia in quello delle donne che in quello degli uomini bagno attrezzato con doccia. Rischio allagamento per scarico doccia poco efficace. L’ho fatta stando seduta sul water.

Cucina/refettorio: a piano terra, facilmente raggiungibile.

  • 9° tappa: Astorga, Albergue Publico de peregrinos [5€, non è stata verificata la prenotabilità]

Accesso: porta principale con scalinata, ma c’è l’ingresso laterale per le biciclette con rampa che conduce al piano interrato da dove si raggiungono tutti i servizi necessari.

Camere: camerate con letti a castello, una delle quali nel piano interrato.

Bagno: accessibile, chiuso a chiave.

Cucina/refettorio: al piano interrato, facilmente accessibile. Terrazza invece raggiungibile con cinque gradini piuttosto alti.

  • 10° tappa: Ponferrada, Albergue San Nicolas de Flue [donativo, prenotabile. Per piccoli gruppi può essere assegnata una camera unica]

Accesso: un gradino nel cancello piccolo, accanto c’è però un cancello più grande che può essere aperto e non ha ostacoli. Ghiaia.

Camere: diverse camere di differenti dimensioni tutte con letti a castello.

Bagno: si trova nella zona riservata agli hospitaleros, sicché viene utilizzato come lavanderia, ma c’è ed è accessibile.

Cucina/refettorio: accessibile, a piano terra.

  • 11° tappa: O Pedrouzo, Arca, Albergue Municipal di O Pino [5€, prenotabile: occhio perché prenotano il posto per disabili e per gli accompagnatori un po’ come gli viene. Noi eravamo cinque e ci hanno tenuto quattro letti: abbiamo dormito in tre su due letti uniti]

Accesso: c’è il simbolo dell’accessibilità, ma per accedere all’Albergue c’è prima una rampa decisamente pendente e lunga che lo collega alla strada, poi un bel gradino d’ingresso.

Camere: camera riservata su prenotazione con due letti singoli accessibile. Sempre a piano terra ci sono due camerate a letti a castello.

Bagno: accessibile e a piano terra, usato come sgabuzzino.

Cucina/refettorio: accessibili a piano terra, molto spaziosi.

  • 12° tappa: Santiago, Hospederia Campus Stellae [18€, non è stata verificata la prenotabilità. Da casa avevamo prenotato, pagando, nell’Albergue del Seminario Menor, chiedendo dell’accessibilità senza ottenere risposta. All’arrivo abbiamo scoperto che oltre alla scalinata all’ingresso, c’erano poi quattro piani di scale da percorrere. L’hospitalero però, gentilissimo, ci ha indicato e accompagnato in quest’altro posto gestito da suore a 15 min a piedi dalla cattedrale]

Accesso: rampa, nessuna barriera.

Camere: camera privata a due o tre letti con bagno in camera.

Bagno: molto comodo, accessibile. Per la doccia sgabello un po’ instabile.

Cucina/refettorio: su prenotazione e a pagamento cena e colazione, ma si è a Santiago sicché è più bello uscire!

altri posti in cui abbiamo dormito:

  • Arles, Auberge de la jeunesse: 19€, prenotabile. Meglio dire della carrozzina.

Accesso: rampa, nessun gradino.

Camere: due camere (una con 1 letto singolo e 1 a castello, l’altra con 1 letto a castello) a piano terra.

Bagno: a piano terra, ma non accessibile. Docce solo al primo piano senza ascensore.

Cucina/refettorio: a piano terra.

  • Oviedo, Albergue Municipal: 5€, impossibile mettercisi in contatto da casa.

Accesso: due gradini d’ingresso.

Camere: una camerata con tre letti a castello a piano terra. Molto stretta e molto sporca.

Bagno: a piano terra collegato con la camerata, non accessibile e soprattutto molto sporco.

Cucina/refettorio: a piano terra. Attenzione: manca il fornello.

  • Nimes, Appart City Nimes: prenotabile online. Comodo e molto nuovo. Forse chiedendo telefonicamente è presente un appartamento accessibile, in ogni caso c’è rampa e ascensore e bagno con vasca abbastanza agibile.

Conclusioni:

– se mi metto a pensare nel dettaglio alle barriere, alle difficoltà rispetto all’accessibilità in confronto alle città spagnole (alcune anche visitate lungo il Cammino) in effetti non è stato un viaggio facile. Ma vi assicuro che ora, tornata, quello che ricordo è la bellezza dei paesaggi, la quiete e il silenzio lungo la strada, la straordinaria ospitalità e accoglienza delle persone del luogo e dei volontari, la gente che mentre camminavamo ci chiedeva se poteva aiutarci, gli incontri. Come sempre, il bello di ciò che si è vissuto. E lungo il Cammino di Santiago, il bello è davvero sterminato.

Chiara Lucchini

Santiago con Chiara


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“Diversamente Agibile” nasce dal presupposto che nessuno meglio di chi ne usufruisce può recensire un servizio.

In questo caso si parla di accessibilità a strutture e attrazioni turistiche in genere (hotel, bar e ristoranti, musei, ecc...).

Ecco l'idea creare questo sito/blog dove raccogliere tutte le esperienze di persone disabili, con reportage scritti, fotografici e filmati dei loro viaggi, in modo da fornire informazioni utili ad altri disabili che vogliono frequentare gli stessi posti. Ovviamente ci potranno essere anche note negative se vi sono incontrate barriere architettoniche o disservizi. La collaborazione è il cuore di questo progetto.

Inoltre le strutture stesse ci possono informare sulla propria accessibilità, offrendo però qualcosa in più della semplice segnalazione che vediamo in molti siti web...

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