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Lucia e lo Snowboard

3
25
marzo

Il mio incontro con lo sci è capitato quasi per caso, visto che non sono mai sta una persona particolarmente sportiva e che, a parte qualche rara occasione, non mi sono mai avvicinata allo sport per disabili.

Quando i miei amici mi hanno detto che stavano organizzando un week end sulla neve ho pensato: “perché no? Mi godo un bel panorama e prendo un po’ di sole”. La cosa è in realtà andata ben oltre alla mia prospettiva di oziare su una sdraio, perché i miei amici hanno scovato questo sito: http://www.antennehandicap.it/ dove si parla della possibilità per i disabili non solo di sciare, ma anche di fare snowboard.

Detto fatto, mi munisco dell’attrezzatura necessaria e parto per Courmayeur.

La prima nota positiva è che lo skypass per me e per un accompagnatore è a metà prezzo, cosa che sicuramente non dispiace. Non ho avuto problemi a salire sulla funivia con la carrozzina, e anche arrivata sulla neve sono riuscita a spostarmi abbastanza agevolmente con l’aiuto di un paio di amici, pur non avendo nessun tipo di attrezzatura specifica.

Ho provato inizialmente gli sci, che per me purtroppo non vanno bene perché gli scarponi molto rigidi bloccano il piede a 90° ed è decisamente doloroso per me che ho dei problemi di retrazione muscolare.

Ho provato allora a buttarmi sullo snowboard, che inizialmente avevo scartato perché a prima vista sembrava molto più “adattato” degli sci e io volevo provare un’esperienza il più “normale” possibile. Mai prima impressione è stata così sbagliata! E’ vero che ci sono più sostegni, ma, proprio grazie a questi, la libertà di muoversi e gestire lo snowboard è massima e la fatica molto ridotta.

Risolto il problema scarponi (quelli per lo snowboard sono più morbidi e lasciano più libertà al piede) mi sono lanciata sulla neve, scorendo che è veramente fantastico! Rispetto agli sci c’è molta più possibilità di movimento, e per chi è abituato a stare fermo per la maggior parte del tempo è bellissimo poter usare il corpo quasi giocando, spostando il peso avanti e indietro per trovare l’equilibrio perfetto e l’inclinazione giusta per fare le curva, rallentare o aumentare la velocità.

La fatica c’è, è innegabile, ma ne vale decisamente la pena! Qui in un momento di pausa:

Mi è piaciuto molto lo spirito dell’iniziativa, che ho scoperto chiaccherando un po’ con alcuni istruttori: non il fare attività strettamente per disabili (che per me equivale di fatto a ghettizzare la categoria), ma far si che lo sport possa essere davvero per tutti, mettendo insieme disabili e non.

Mi ha colpito il racconto di com’è nato Il BASS (Borney Adapted Snowboard System), lo uno snowboard che consente alle persone con disabilità, anche con gravi limitazioni funzionali (tetraparesi spastica, emiplegia, atassia, ecc.) di praticare lo snowboard in stazione eretta con l’aiuto di un maestro: una ragazza disabile che già andava sugli sci adattati un giorno ha detto al maestro che avrebbe desiderato poter fare anche snowboard e, sebbene inizialmente sembrasse una pazzia, con un po’ di ingegno sono riusciti a costruire questo snowboard adattato.

Per me è la dimostrazione che nulla è impossibile, che se qualcuno è disposto a prenderti sul serio, non pensando solo “è disabile, non lo può fare”, si può arrivare anche più lontano di quel che si sarebbe potuto immaginare.

E’ stata un’esperienza veramente bella, mi ha fatto capire che spesso le barriere le creiamo anche noi stessi, e che vale sempre la pena andare oltre e buttarsi per scoprire che nuove esperienze ci attendano dietro l’angolo.

E ora.. aspetto solo il prossimo inverno per tornare a fare snowboard!

Per chi volesse farsi un’idea più concreta di come funzioni qui c’è il video che mi ritrae all’opera:


Love Ability: Amore senza Barriere

6
20
febbraio

Il progetto, il primo in Italia, vuol creare un luogo di conoscenza e divulgazione delle tematiche sulle relazioni tra persone disabili e non disabili. Al termine della lavorazione sarà attivo il sito ufficiale.

Ci saranno varie sezione che ci aiuteranno a conoscere queste storie, gli amori, i desideri, le solitudini.

Troppi tabù ci sono in quest’argomento, troppe retoriche.

Vogliamo persone che non temono il mostrare le proprie debolezze, ma anche le proprie straordinarie capacità, troppo spesso dimenticate.

Le sezioni del sito saranno così suddivise:

– Spazio Racconti (Story Ability). Persone che raccontano le proprie storie. Coppie “disabile-nondisabile” o entrambi disabili. Il loro incontro, come lo vivono, ecc. Ci sarà poi un “Book Ability” con foto di coppie.

– Spazio Dating (Daiting Ability). Disabili single che si presentano e raccontano nella speranza di colpire al cuore qualche lettore/lettrice di passaggio.

– Spazio News (News Ability). Notizie che raccontano di persone disabili che nella propria vita sono riuscite a fare qualcosa d’importante in qualche campo. (sport, lavoro, etc)

– Spazio “Sweet Ability“. Chi ricerca una “coccola”, un po’ di compagnia.

E’ iniziata una campagna per aiutarci nel progetto. Chi vuol prenotare una quota (ogni quota è di 10 euro) può andare a questo sito:
http://www.produzionidalbasso.com/pdb_910.html
e premere sul tasto “SOSTIENI”. Basterà riempire i campi e decidere quante quote prenotare. Le quote saranno pagate solo a raggiungimento di 200 quote entro fino Marzo.
Le quote andranno a sostenere le spese di creazione grafica del portale, il suo mantenimento e le iniziative di divulgazione.

www.loveability.it/


Sciare diventa accessibile a tutti

29
dicembre

Le idee nate da sogni sono quelle che portano i risultati migliori. Come quella che ha condotto a Scie di passione, un’associazione di maestri di sci qualificati ad insegnare alle persone con disabilità.

Era un abbozzo di sogno, un desiderio di poter tornare a scivolare sulla neve fra gli alberi, sentire il vento, pungente da gelido, sul viso, scendendo da una vetta innevata. Era l’utopia di avere specifiche attrezzature vicino a casa, con la possibilità di usufruirne in ogni momento, per condividere con altri l’amore per lo sport invernale d’eccellenza. Un’idea che è giunta all’organizzazione di una giornata per gli studenti delle scuole superiori del Campus di Schio (VI), in primis quelli affetti da una disabilità motoria, sensoriale o cognitiva, attorniati dagli amici e dai compagni. Una giornata di quelle memorabili, con il sole che sembrava splendere più ancora del normale, all’insegna della gioia, dello stare assieme praticando uno sport. Da lì, come un torrente che scende da un ripido pendio e non fa che aumentare la sua forza, si sono succedute una serie di iniziative, tutte belle e coinvolgenti, che hanno visto nascere il primo team di Scie di passione, con, fra gli altri, il primo maestro per disabili disabile lui stesso.

La creazione di una sede stabile a Folgaria (TN), con noleggio attrezzatura specializzata (dualsci, monosci, etc), i maestri formati appositamente, le strutture accessibili. Scie entra a far parte del circuito di gare Autodrive Ski Cup, con alcune tappe verificate dal Comitato Scientifico, un organo preposto per verificare agibilità e possibilità per le persone disabili, per atleti sia agonisti che dilettanti. È a Bologna, Padova e Verona con Ski Magic, una pista artificiale montata su un camion che permette di provare lo sci in ambiente non ostile, al riparo dal freddo. È a San Marino per la celebrazione dei cinque anni dalla nascita di Snowsport Academy, associazione di maestri di sci che supporta e forma anche i ragazzi di Scie. È sulle piste del comprensorio di Folgaria (TN) per mettersi in gioco e avvicinare tanti alla meravigliosa esperienza dello sci. Sapendo che questo è un passo importante per il progresso e il futuro: condividere e vivere le proprie passioni, concretizzandole in progetti futuri. Sognare insomma. E dare la possibilità ad altri di farlo, sempre.

Chiara Lucchini.


Vincenzo ci racconta la sua Permobil M400

16
dicembre

Vi scrivo questa mia perché desidero venga inserita nel vs. sito internet al fine di far conoscere il mio pensiero riguardante le caratteristiche della nuova carrozzina a tutti i disabili che necessitano di tale ausilio.

Ho ritirato da “Disabili Abili” la carrozzina elettronica Permobil M400 a 4+2 ruote, con trazione centrale, da pochi giorni in vendita in Italia.

Conosco quasi tutte le carrozzine in commercio e sono convinto che la M400 sia il top, perché oltre ad avere tutti i requisiti delle altre della stessa categoria (basculazione, schienale e pedane elettriche, etc.), ha delle caratteristiche importanti, in particolare:

  • la seduta diventa completamente orizzontale, praticamente un lettino;
  • è molto stretta (60-63 cm) e gira su sé stessa in uno spazio di 110 cm;
  • ha una stabilità elevatissima (sicuramente dovuta alle sei ruote) e in qualsiasi posizione anche di forte pendenza non si ha nessuna sensazione del ribaltamento;
  • anche alla velocità di 12 km orari è molto stabile e ferma, nelle strade a schiena d’asino non necessità di nessuna correzione di guida;
  • una prerogativa che ho scoperto essere utile è la possibilità di memorizzare le diverse posizioni della seduta (es.: memorizzare la seduta per l’entrata in macchina, per il trasferimento da carrozzina a letto e viceversa, per il relax, per lo scarico del peso dalla zona ischiatica o coccigea o per altre situazioni);

Sono molto contento di aver scelto questa carrozzina e ringrazio anche i titolari e operatori della suddetta ditta Disabili Abili, cominciando da Betina, Carlo, ing. Nik (il genio dell’elettronica), Serena e tutti i dipendenti per la loro disponibilità, collaborazione e gentilezza.

15 novembre 2011


Resoconto di 3 volontarie al campo estivo con disabili

1
9
novembre

Resoconto di 3 improbabili volontarie partite per il campo estivo a Follonica.

Sono le 23:43 del 19 Agosto, mentre mi lavo i denti in testa ho solo un pensiero “Cavolo, ma perché ci vado??”.

Tutte le mie ragioni, la sera prima della partenza, vacillavano.

Il giorno dopo saremmo partiti, non conoscevamo ancora bene tutti i volontari per non parlare dei ragazzi di cui avevamo visto le foto e di cui ben poco sapevamo. Non avevo un’idea precisa su come comportarmi, se sarei stata simpatica a qualcuno ed ero sicura che sarei stata impacciata, quantomeno nei primi giorni.

Puoi studiare e conoscere a menadito tutti i problemi medici della patologia ma nella realtà ti trovi di fronte persone diverse, ognuna caratterizzata di infinite sfumature.

Nonostante queste piccole apprensioni il giorno dopo siamo partiti.

Arrivati al villaggio abbiamo conosciuto tutti i ragazzi che ci hanno subito accolto con un sorriso e chiesto una spinta per uscire dal ghiaino. Dopo 2 minuti stavamo già ridendo e scherzando, la qual cosa si è dilungata nel montare la tenda (noi 3 e altre 2 impavide ragazze abbiamo sfidato i capricci del tempo!) che nonostante i pezzi numerati e ad incastro, siamo riusciti a rompere!

Il primo ragazzo che ho conosciuto del gruppo della Strada per l’Arcobaleno dopo una prima occhiata mi ha detto, sue testuali parole, “e poi dovremmo essere noi i disabili!”. Ripensandoci non è che avesse poi tutti i torti…

Il motto della settimana è stato “Autonomia!” e ci siamo cimentati sia noi volontari che i ragazzi come cuochi e camerieri, i risultati sono stati ottimi! Diciamo che nessuno è morto di fame, anche se siamo tornati tutti dimagriti!

Abbiamo coperto diverse mansioni, qualcuno cucinava, qualcun’altro riordinava e uno o due ragazzi erano sempre coinvolti. Molti erano contenti ed entusiasti di lavorare (con diversi gradi di sincerità…).

Abbiamo poi avute l’occasione di fare due gite turistiche per con mete Siena e Firenze. Due giornate belle ma un po’ provanti; i ragazzi tuttavia sono stati molto contenti per cui siamo convinte che ne sia valsa la pena, nonostante le carrozzine che si incastravano nei tombini e qualche rischio di forare.

Tuttavia non ci sono stati solo i momenti ilari e quelli belli, ma si è cercato di rendere più autonomi i ragazzi, anche organizzando dei gruppi di discussione tenuti dalla dott.ssa Dott.ssa Psicologa Daniela Murolo e da Roberto Romano che affrontavano i temi rispettivamente dell’affettività e dell’autonomia.

Nel primo sono stati toccati argomenti di cui di solito non si discute, perché considerati disdicevoli. I ragazzi hanno potuto confrontarsi tra loro e con noi volontari, ci siamo scambiati esperienze e consigli su come affrontare situazioni per molti ritenute imbarazzanti.

Roberto invece ha esordito chiarendo come il concetto di “normalità” sia molto relativo e di come dipenda da noi scegliere di essere più o meno autonomi, al massimo delle nostre capacità.

Oltre tutto ciò, la cosa veramente bella che ha lasciato un segno indelebile, è stata la costruzione di queste nuove amicizie tra di noi, sia ragazzi che volontari (che sono stati tutti veramente splendidi!) nate non soltanto dalle circostanze ma da un reciproco affetto sincero. Ognuno di noi è tornato a casa con 28 nuovi amici ed un bellissimo ricordo nel cuore. E’ stato un momento formativo tanto dal punto di vista interpersonale quanto dal punto di vista della conoscenza di sé stessi. Durante questa vacanza siamo tornati tutti un po’ bambini, ci siamo sentiti molto più liberi. Non c’è stata una persona che non sia stata l’oggetto di qualche scherzo! Si sono annullate le differenze di età e di carattere e nonostante alcuni alti e bassi è stata una vacanza veramente indimenticabile.

Anita, Marta, Susanna


Associazione Veneta Idrocefalo Spina Bifida: vacanze a Follonica

1
13
ottobre

Era un giorno di Marzo quando mi arrivò una mail avente come mittente l’A.V.I.S.B. (Associazione Veneta Idrocefalo Spina Bifida). Quando la ricevetti, pensai subito che fosse una delle solite comunicazioni relative a qualche Legge relativa alla disabilità e, per un po’ di tempo, lasciai lì la mail, senza leggerla. Dopo qualche giorno, mi decisi a leggerla e scoprii che riguardava i campi estivi 2011. Lessi che ce ne sarebbe stato soltanto uno per noi adulti, a Follonica (LI). Quest’anno, a differenza degli altri anni, il campo sarebbe stato organizzato dall’A.V.I.S.B. e dall’Associazione Nazionale “La strada per l’Arcobaleno”. In quel momento, non fui molto convinto di volerci andare, perché lessi che avremmo alloggiato presso il Camping Village Pappasole, un camping vicino Follonica (LI).

La cosa che, personalmente, mi lasciava perplesso era il fatto che pensavo che un camping non fosse molto comodo per una persona disabile, basandomi sul mio tipo di autonomia. Un bel giorno decisi che sarebbe stata, anche questa, un’esperienza da provare, così prenotai subito per andarci. I mesi a seguire furono mesi d’impaziente attesa per l’inizio di questa vacanza. Quando, finalmente, arrivò il momento dell’inizio della vacanza, fui felicissimo, non vedevo l’ora d’arrivare.

Mi portarono i miei genitori e mio fratello. Arrivato al camping, cercai subito uno dei responsabili dell’A.V.I.S.B., trovai il carissimo Roberto Romano che conoscevo già dall’anno 2009. Mi sistemai le valigie nella mia camera del bungalow n. 2079 (il mitico bungalow n. 2079). Questo bungalow, come tutti gli altri, aveva una piccola cucina, un wc con doccia e due stanze da letto con due letti ciascuna. In una di queste ci dormimmo io e Massimiliano Fala’, nell’altra ci dormirono Roberto Romano e Dario Stevanato. Fui moltissimo felice di vedere lì, tra i volontari, Alessandro Mazza e Manuel Zanin, che conoscevo già. In quel momento capii che sarei stato in ottime mani se avessi avuto bisogno di qualsiasi cosa, e questo mi rassicurò moltissimo (solo perché non sapevo cosa mi aspettava nei giorni successivi in mano a quei due bravi volontari 😉 ).

Il giorno dell’arrivo passò velocemente, parlando tra di noi partecipanti alla vacanza, cercando di conoscersi se non ci si conosceva già. Il giorno dopo, ci svegliammo presto, facemmo colazione tutti insieme in due grandi tavolate allestite davanti a due bungalow. La mattina era sempre molto dura alzarsi! Soprattutto dopo aver dormito poco. Nei giorni successivi a quello di arrivo, abbiamo fatto quasi sempre attività all’interno del grande camping, alcune volte anche insieme tra ragazzi e volontari delle due associazioni. In quei giorni, c’è stato molto caldo, ma, personalmente, posso dire di averlo sopportato benissimo, perché ero in compagnia di tanti amici e non facevo caso al caldo.

Nel camping c’erano tre piscine scoperte molto belle, lettini per prendere il sole, la spiaggia privata, un tendone sotto il quale si ballava e tanti spazi per poter stare insieme. Due giorni della settimana trascorsa insieme, invece, abbiamo fatto due gite, una a Siena ed una a Firenze. Anche qui, c’era tanto caldo, ma sopportabilissimo perché si era tutti insieme, in compagnia, a ridere e scherzare in allegria. La bellissima esperienza di quest’anno è stata resa possibile grazie al grande impegno di moltissime persone: in primis Guerrino Sacchella, poi Roberto Romano, il quale, pur essendo anche lui disabile, spina bifida come noi partecipanti, ha saputo organizzare una vacanza tenendo conto d’ogni possibile esigenza, poi tutti i volontari, maschi e femmine, i quali, come fisioterapisti, come infermieri, come medici, hanno collaborato all’ottima riuscita della vacanza.

Personalmente, ho ammirato moltissimo l’impegno particolare d’una delle volontarie, Nadia Calderato, la quale è stata bravissima a coordinare le nostre uscite a Siena e Firenze con i volontari della Croce Rossa ed i volontari della Misericordia che ci hanno seguito e fornito assistenza durante tutto il percorso a Siena e Firenze. In questa vacanza, durante tutta la vacanza, noi dell’A.V.I.S.B. avevamo con noi, oltre al bravissimo e preparatissimo Alessandro Mazza ed al bravissimo Manuel Zanin, anche tre volontarie, infermiere che stanno seguendo il Corso di Laurea in Infermieristica Pediatrica. Queste tre ragazze, Susanna, Anita e Marta, pur essendo a metà del loro percorso di studi, avendo solo 22 anni, hanno saputo affrontare ogni situazione con lucidità e preparazione. Personalmente, posso dire d’essere stato molto contento di loro, perché ho trovato in loro delle VERE AMICHE, con le quali si puo` parlare, ridere, scherzare, su ogni cosa. Loro con la loro amicizia, il loro modo di starmi vicino, il loro dirmi sempre dai, su, forza, non devi avere paura di farlo perché casomai ci sono qui io che ti aiuto, mi ha fatto passare paure enormi come quella di affrontare piccoli gradini, in discesa ed in salita, con la carrozzina.

Ho trovato in loro la disponibilità ad ascoltarti se hai bisogno, se sei triste, se hai qualche problema. Ho trovato in loro delle VERE AMICHE. In conclusione, posso dire che questa, per me, è stata una delle vacanze più belle che io abbia mai fatto in vita mia. Ringrazio con tutto il cuore tutti coloro che hanno reso possibile la mia partecipazione a questa stupenda esperienza di autonomia vissuta in compagnia.

Gianfrancesco Carpenzano


Cronaca a grana pesa: disabili diversi?

1
11
agosto

Riportiamo una lettera di protesta da parte di Luigi:

“CRONACA A GRANA SPESSA”

Il motivo di questo titolo è: la grana è di per se un fastidio, un creare problemi; di contro la grana spessa di solito assorbe molto inchiostro e molto liquido, in questo caso la grana spessa rappresenta l’ostilità, l’ipocrisia e la “durezza”.

In questo senso penso ad una canzone di tanti anni fa che nel testo parla dell’ostilità appunto e di come venissero  trattate le persone; lo stesso testo trovo che sia applicabile perfettamente anche ai giorni nostri. La canzone si intitola “ pietre” ed ha vinto (o almeno si piazzò bene) ad un Festival di Sanremo prima del 1988.

Nel brano vengono rappresentate delle situazioni, dei “gesti” che le persone fanno, dei concetti che affermano e delle idee che affermano; a tutto questo, secondo l’autore, farebbe seguito un lancio di pietre senza freni e in modo altamente indiscriminato.

Queste pietre trovo che siano appunto l’ ostilità e la rigidità mentale.

BUONA LETTURA!!

CRONACA A GRANA SPESSA

L’inizio di giornata è stato bello e utile. Bello perché siamo andati ad Erice, utile perché  sono stati fatti fare i panini.

Il proseguo di questa prima parte della stessa mattinata è stato ancora migliore, addirittura paradisiaco.

Paradisiaco in quanto non avevo mai visto una zona pubblica, una biglietteria, dotata di così tanta attenzione ai disabili; una distanza coperta dai pavimenti tattili così lunga non l’avevo mai vista.

L ’accesso alle cabine della funivia per le carrozzine e i relativi servizi igienici non li avevo mai visti così  “a posto”.

Addirittura, sul regolamento figura che, previo accordi presi a tempo dedito, ci sarebbe anche un servizio di assistenza completa da parte del personale proprio per le carrozzine.

Avevo persino intenzione di far sapere il mio apprezzamento in merito!!!

PECCATO CHE NON SAPESSI COSA MI AVREBBE ATTESO POCO DOPO!!!

Arrivati alla biglietteria sono iniziati i problemi:

Sono espressi in ordine cronologico.

  1. Erano affissi due cartelli recanti i regolamenti per la funivia; salvo poi aver appurato che recavano informazioni discordanti tra loro (sia in salita che in discesa);
  2. Alla mia richiesta di acquistare due biglietti con sconto disabili (ero convinto che si entrasse gratis),  ci è stata replicata una cosa  strana ed insolita (sia in salita che in discesa);
  3. All’ arrivo in valle, alla richiesta di parlare con un dirigente questa è stata accolta;
  4. Alla richiesta di fornirci un recapito telefonico, questo ci è stato fornito;
  5. Quando ci si è presentati all’ Arma dei Carabinieri ci è stato fornito un aiuto anche se ne  avrei preferito un tipo diverso;
  6. 6      Al recapito telefonico, al quarto tentativo, ci è stata fornita risposta e risposta positiva,
  7. 7      Il rimborso economico ci è stato dato.

Vediamo i punti.

Primo punto:

Alla voce agevolazioni per svariate categorie di viaggiatori figuravano anche i disabili; categoria questa che godeva della maggiore differenza tra i due regolamenti per il resto uguali. In uno figurava che l’accompagnatore del disabile dovesse pagare, nell’altro che non dovesse pagare.

Secondo punto:

Esauriti gli acquisti dei biglietti da parte delle persone avanti a noi ho chiesto che desideravo due biglietti con sconto disabili.

La risposta fornitaci è stata:

“Non pagano solo i disabili non vedenti e su carrozzina”

all’udire ciò ho replicato che non era giusto e anche io, in quanto disabile, avevo diritto a non pagare.

L’addetto ai biglietti si è dimostrato ipocrita perché prima ci ha detto che dovevamo pagare e poi ha aggiunto che anche lui concordava sul fatto che i disabili non siano solo ciechi o in carrozzina; ha giustificato il tutto dicendo che “lui era solo li per far fare i biglietti e riscuotere essendo  alle dipendenze”.

Poco tempo dopo, cioè il tempo che acquistassero i biglietti quelle due persone arrivate dietro a noi nella fila, abbiamo iniziato la vera e propria grana.

Il cassiere ci ha più volte confermato che le loro regole erano che a non dover pagare dovessero essere solo i non vedenti e quelli su carrozzina; questo è stato ribadito per circa 5 minuti.

La cosa peggiore è stata il fatto che nonostante si siano letti i regolamenti per ben 10 volte (tra partenza e arrivo, funzionari e noi), il tutto OVVIAMENTE alla presenza dei dipendenti della funivia, MAI è successo che siamo stati smentiti perché il regolamento ( regolamenti anche se diversi tra loro) non specificava  MAI il tipo di disabilità, ma solo se l’accompagnatore dovesse pagare o meno.

A posteriori mi sono accorto di aver fatto un grande errore in quella giornata, probabilmente dettato dalla rabbia e dal desiderio di far valere i miei diritti.

L’errore è stato quello di non aver chiesto di poter leggere il regolamento che il ragazzo alla biglietteria aveva detto di avere all’interno del suo ufficio,  in cui ci sarebbero stati scritti i tipi di disabilità per cui è previsto lo sconto.

Alla fine si è pagato € 13,50 e siamo partiti

Terzo punto:

Arrivati in cima  si è di nuovo letto il regolamento, di nuovo non siamo stati smentiti e abbiamo parlato con un dirigente il quale se ne è lavato le mani dicendoci che la funivia è gestita dal Comune e che lui fa solo parte della società di gestione della funivia ed ha nuovamente confermato che lo sconto è solo per ciechi e carrozzine.

Sosteneva inoltre che un disabile può dirsi tale solo se ha due requisiti: è in carrozzina ( non importa se muova le braccia e le gambe no) e ha il 100% di disabilit

Quarto punto:

Allora abbiamo chiesto di fornici un recapito telefonico di un funzionario comunale il quale come era d’aspettarsi non ha risposto; il primo pensiero è stato quello che ci avessero dato il numero telefonico errato.

Quinto punto:

Arrabbiati per il fatto di aver avuto sempre ragione si è deciso di rivolgersi all’ Arma per aver un supporto più   “forte”.

Ci siamo rivolti alla Caserma con la precisa intenzione e il preciso fine di non sporgere denuncia, non querelare e non essere troppo severi, ma per avere solo una tutela.

Ci ha accolti un Carabiniere (non è dato sapersi di che Grado fosse) il quale ci ha promesso che  alle 14 quando  sarebbe uscita la gazzella avrebbe fatto un giro per verificare i regolamenti.

Prima che prendesse la decisione ha più volte controllato che il regolamento scritto sul loro sito web (quello della funivia) effettivamente recasse le stesse informazioni che abbiamo fornito noi; confermando questa tesi ha poi proceduto.

Come si vedrà nel punto successivo, anche in questo caso ho trovato ancor più strano il fatto che in Caserma ci avessero detto di non aver una copia del regolamento.

Sesto punto:

Al quarto tentativo ci ha risposto un uomo che dopo aver udito il problema e aver preso i nostri dati anagrafici ha disposto che ci rimborsassero la spesa fatta.

Mi è suonato strano che non sapesse nulla, benché si speri fosse del settore comunale preposto alla funivia, circa il regolamento della funivia stessa.

Ho personalmente trovato ancora più anomalo il fatto che lui ci abbia detto che noi  eravamo stati  i primi passeggeri a porre una lamentela del genere.

A posteriori mi è sorta questa domanda: perché dice che siamo stati i primi a porre la questione?

Non credo che, in tanto tempo dall’apertura, ci sia stato solo io come disabile.

Ecco alcune possibili risposte:

1      Ci sono stati ancora dei disabili che hanno usufruito di questo mezzo di trasporto;

2      I disabili e i famigliari o gli accompagnatori non hanno a cuore o peggio non sanno quali siano i propri diritti da accompagnatori e quali siano i diritti per la persona cara in situazione di handicap;

3      Questi disabili e gli eventuali accompagnatori hanno accettato di non esser considerati disabili senza lamentarsene;

4      Le persone non notano che quanto afferma il bigliettaio non è supportato dalla cartellonistica;

5      I passeggeri disabili per mantenere “ un quieto vivere” si attengono alle  norme dichiarate dagli impiegati, fregandosene dei cavilli e pagano normalmente.

Questo non è accettabile perché denota da parte delle Autorità comunali una poca attenzione e una poca cura per questi viaggiatori.

Settimo punto:

Quando siamo scesi per andare alla macchina abbiamo suonato un campanello e sono usciti due uomini che, alla nostra richiesta, hanno voluto conferma che noi fossimo le due persone del caso e hanno restituito i soldi.

Anche in questo caso a posteriori ho capito di aver fatto un errore: aver dimostrato poca serietà, lealtà.

Ho dimostrato questi atteggiamenti nel non aver stretto la mano a quanti ci abbiano restituito i soldi.

Stringere la mano secondo me è segno di ringraziamento e lealtà, oltre far capire all’altro quanto sia stato utile il gesto che abbiamo fatto insieme.


La Londra di Lucia

6
luglio

Non sono la prima, non sarò l’ultima, a godere dell’accessibilità di Londra in tutte le sue espressioni.

Partiamo dall’Hotel.

Ho dormito all’Ibis London City. Ho prenotato una camera con bagno attrezzato. Eccone le foto:

Ovviamente accesso all’Hotel e ascensore sono assolutamente comodi e i prezzi sono ragionevoli.

Per raggiungere l’Hotel, arrivando all’aeroporto di Gatwick, ho preso il treno fino a London Bridge e poi il taxi.

Per quanto riguarda il treno posso dire che la stazione vicina all’aeroporto di Gatwick si raggiunge molto comodamente con lo shuttle assolutamente accessibile e veloce.

Alla stazione mi sono rivolta al banco informazioni per richiedere l’assistenza. Avevo in precedenza inviato una mail avvertendo del mio arrivo. Mi hanno accompagnata ad acquistare i biglietti e mi hanno fatto salire in treno con l’aiuto di una rampa. All’arrivo a London Bridge Station c’era l’assistenza pronta a farmi scendere e ad accompagnarmi ai taxi. Tutti i taxi londinesi cab (quelli neri) sono accessibili alle carrozzine.

Nei giorni in cui sono stata a Londra, ho girato per lo più in autobus. Trovi l’indicazione di accessibilità alla fermata del bus. Se la metropolitana è più veloce, il bus ti permette di godere del panorama.

London offre tante occasioni per godere gratuitamente dell’arte. In particolare segnalo la National Gallery, gratuita per tutti e assolutamente accessibile, così come la Tate Modern, cui si può arrivare percorrendo il meraviglioso Millennium Bridge, pedonale e privo di barriere architettoniche, e infine la Saatchi Gallery, una galleria d’arte contemporanea meno conosciuta ma che merita un giro.

VEDUTA PANORAMICA DALLA TERRAZZA DELLA TATE. RAGGIUNGIBILE CON COMODO ASCENSORE

Sono molte le cose che offre Londra e che possono visitare senza problemi tutti i wheelchair user. A voi il gusto della scoperta. Ovunque non mancano ristorantini e caffè dove poter rifocillarsi.

L’ultimo giorno, dato che pioveva tanto, ho visitato il Tower Bridge. La visita è gratuita per i disabili e i loro accompagnatori. Un ampio ascensore porta fino alle passerelle superiori e un altro riporta giù, dove seguendo un percorso segnalato sul pavimento e facendo un giro un po’ più largo si possono raggiungere comodamente le sale macchine che attivano il ponte, spettacolo immancabile per gli appassionati d’ingegneria.

Lucia


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“Diversamente Agibile” nasce dal presupposto che nessuno meglio di chi ne usufruisce può recensire un servizio.

In questo caso si parla di accessibilità a strutture e attrazioni turistiche in genere (hotel, bar e ristoranti, musei, ecc...).

Ecco l'idea creare questo sito/blog dove raccogliere tutte le esperienze di persone disabili, con reportage scritti, fotografici e filmati dei loro viaggi, in modo da fornire informazioni utili ad altri disabili che vogliono frequentare gli stessi posti. Ovviamente ci potranno essere anche note negative se vi sono incontrate barriere architettoniche o disservizi. La collaborazione è il cuore di questo progetto.

Inoltre le strutture stesse ci possono informare sulla propria accessibilità, offrendo però qualcosa in più della semplice segnalazione che vediamo in molti siti web...

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