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Genova: quando studiare diventa difficile

3
ottobre

Tutto è iniziato a gennaio, quando ai disabili universitari genovesi è stata recapitata una lettera che comunicava che il servizio di trasporto per la facoltà sarebbe stato sostituito da un contributo economico (per altro irrisorio e assolutamente insufficiente a pagarsi un taxi da casa in facoltà e viceversa:  per il mio tragitto sono circa 30-35 euro al giorno, fate voi il conto di quanto viene al mese). E’ quindi partita la protesta, con un gruppo su facebook, vari articoli sui giornali e un servizio in tv.

Grazie a questa protesta abbiamo ottenuto inizialmente la proroga di un mese del servizio, fino ad agosto 2011, e successivamente la possibilità di avere il trasporto, soddisfacendo i requisiti di reddito e di crediti universitari.

Una storia a lieto fine? Non proprio.

Ci è stata negata la possibilità di andare in facoltà per studiare o per andare in biblioteca. Ci è concesso il trasporto solo per lezioni ed esami (i mesi di lezioni sono 5-6, per il resto del tempo  uno dovrebbe starsene in casa a studiare da solo); per tutto settembre, per poter studiare in facoltà coi miei compagni, ho chiesto passaggi ad amici, ma ovviamente spesso e volentieri me ne sono dovuta rimanere a casa. Lo studio in gruppo non è solo un vezzo, ma , in particolare per gli esami orali, per i quali è importante ripetere, è quasi una necessità.

Prima il trasporto era a chiamata, cioè come un taxi normale si chiamava nel momento in cui si aveva bisogno, benché  con la limitazione di due corse giornaliere e con la possibilità di andare solo a uno o due indirizzi massimo, cosa non molto comoda, dato che spesso in facoltà ci si muove tra i vari poli. Ora è diventato a programmazione, cioè vanno comunicati precedentemente tutti gli orari e il taxi viene mandato ad orari stabiliti.

Ora, spiegatemi voi come fa un universitario a programmare i suoi orari. Quante volte un prof. dice “ragazzi, si inizia mezz’ora prima e si finisce mezz’ora prima”? E quante volte ancora i prof. si dilungano nelle spiegazioni? Cosa dovremmo fare, andarcene e perdere un pezzo di lezione? PERCHE’?

Quando abbiamo un esame, come facciamo a programmare a che ora ci interrogheranno? Con la sfera di cristallo?

Più banalmente, siamo esseri umani, può esserci la volta che ti fermi a parlare con un compagno, per gli appunti o semplicemente (che scandalo) per una chiaccherata. E adesso non si può più, non si può più perché ci sarà il tassista ad aspettare.

E’ questo che ti rende davvero diverso, non poter gestire la tua vita a vent’anni, non poter concedersi il lusso di andare in facoltà “solo” per studiare e per stare coi tuoi amici.

Significa di fatto togliere la libertà, e con questa anche la dignità. Dover chiedere a testa bassa di poter STUDIARE è quanto di più vergognoso possa accadere.

La vita di uno studente disabile è già di per sé una lotta quotidiana, fatta di le barriere architettoniche ovunque,  dolori che rendono faticoso lo studio, tempo perso per visite, esami e operazioni, senza dover esser gravata di ulteriori (inutili) pesi:

Sono entrata a Medicina, 189esima su 1200 persone che hanno provato, sono in pari con gli esami, nonostante tutte le difficoltà e il tempo perso in giro per ospedali: credo di fare il mio dovere, e di avere anche qualche diritto.

Diritto di una vita il più serena possibile in università. Diritto di non vivere con l’ansia degli orari, dei taxisti in ritardo o che non arrivano, o che non ti trovano. Diritto di andare a studiare in facoltà con i miei compagni, come fanno TUTTI gli studenti. Diritto di non dover lottare per qualcosa che mi sarebbe dovuto.

Non so se queste mie parole verranno ascoltate da qualcuno, non so se mai ci si prenderà la briga di pensare i servizi PER le persone che hanno delle difficoltà e non CONTRO di loro (non è difficile, basterebbe un po’ di ascolto e buona volontà).

Quel che so è non voglio far finta di niente e che mi sono stancata di continuare ad aspettare che (forse) prima o poi le cose cambino.

Tra qualche giorno iniziano le lezioni: sarebbe bello se, come tutti, potessi preoccuparmi solo di libri ed esami.

Lucia Massolo

“Gli Stati Parti alla presente Convenzione riconoscono il diritto di tutte le

persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta

delle altre persone, e adottano misure efficaci ed adeguate al fine di

facilitare il pieno godimento da parte delle persone con disabilità di tale

diritto e la loro piena integrazione e partecipazione nella società, anche

assicurando che:

i servizi e le strutture sociali destinate a tutta la popolazione siano

messe a disposizione, su base di uguaglianza con gli altri, delle persone

con disabilità e siano adattate ai loro bisogni”

(Convenzione  delle Nazioni Unite sui diritti delle persone  con disabilità)

Gruppo su facebook:

http://www.facebook.com/groups/120781414658472/

Alcuni articoli su di noi: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/blog/grubrica.asp?ID_blog=211&ID_articolo=263&ID_sezione=466&sezione

http://www.disablog.it/2011/02/02/studenti-disabili-protestano-tagliati-fondi-trasporti/

Servizio alla tv:

http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=37321

http://www.facebook.com/photo.php?v=1664420888489


  • Andrea

    E’ brutto da dire, ma il trasporto costa per tutti, disabili e non.
    Bisognerebbe pretendere che i mezzi pubblici fossero adeguatamente organizzati per venire incontro alle necessità di chiunque, ma non si può pretendere un trattamento “di favore”: Per quale motivo la persona abile deve pagare i mezzi pubblici per andare in giro, mentre la persona disabile deve avere un servizio gratuito? No. Che il servizio sia efficiente, si. Che sia funzionante e funzionale, pure. Che sia gratuito, no. perchè non è questo che significa parità di trattamento!

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