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Roma: discoteca accessibile a disabili

12
gennaio

Grazie alla nostra amica Anna Laudati veniamo a conoscenza di questa singolare iniziativa, la definisco così perchè nel campo della disabilità ciò che dovrebbe essere una prassi in realtà diventa un’eccezione. Parliamo di una discoteca accessibile a disabili in quel di Roma, paradossi del nostro paese, in una città dove è difficile trovare anche un Hotel accessibile, poi troviamo una discoteca, che di norma e consuetudine non è portata a “pensare” al disabile. Non è invece di quest’opinione, per nostra fortuna, il titolare della discoteca “Life85” il Sig.re Rocco De Feo, anche questo è Turismo Accessibile.

Leggiamo 2 articoli da Redattore Sociale (cl)

Serata dance per 40 ragazzi disabili, arrivati a Roma per tre giorni con l’associazione “La strada per l’arcobaleno”. La discoteca “Life 85” si è rifatta il look, eliminando barriere e adeguando servizi. “I giovani ballano: perché noi non dovremmo farlo?

ROMA – Una serata in discoteca, senza il pensiero delle scale che ci sono e del bagno che, invece, di solito non c’è. E’ quella che si sono potuti concedere, nei giorni scorsi, quaranta ragazzi disabili provenienti da tutta Italia, riuniti a Roma per una vacanza auto-organizzata, con il supporto dell’associazione italiana Spina bifida e idrocefalo “La strada per l’arcobaleno”. Tre giorni di turismo nella capitale, all’insegna dell’autonomia, com’è da sempre nello spirito dell’associazione. Questa volta, però, con un incarico importante: testare tutti insieme l’accessibilità di una discoteca appena riadattata: la Life 85, a due passi da piazzale Clodio, proprio dietro al Tribunale, baluardo dei diritti. Come il diritto al tempo libero, che per una persone con disabilità non è poi tanto libero.

Fino a pochi mesi fa anche la Life 85, come la stragrande maggioranza delle discoteche e dei locali notturni, era un fortino inespugnabile per chiunque avesse problemi motori: una ripida rampa di scale scoraggiava l’accesso, come pure i gradini all’interno, la pedana sopraelevata e, naturalmente, la mancanza di servizi igienici adeguati. Poi Rocco De Feo, il gestore, ha provato a rifare il look al suo locale, rendendolo accessibile: “L’anno scorso, un giorno di novembre, sono stato interpellato dalla commissione della X ripartizione, che controlla i locali, e mi è stato detto che dovevo munirmi di strutture per disabili: l’ho fatto con piacere. Abbiamo adeguato l’ingresso, c’erano degli scalini e abbiamo fatto una rampa. Dentro, il locale è tutto a un piano, senza dislivelli. E abbiamo fatto un bagno adeguatissimo per i disabili”.

E così, via le scale esterne e interne. Quasi tutte, in verità, perché “i quattro gradini finali sono ancora lì, troppo difficili da eliminare – ci fa notare Carla Marinelli, vicepresidente dell’associazione, riferendoci le sue prime impressioni sul “test” accessibilità. – Però hanno completamente abbattuto le barriere architettoniche esterne e c’è il bagno accessibile all’interno. I quattro gradini sono oggettivamente difficili da abbattere: con un aiuto del personale tutti comunque possono entrare”.

Ma cosa significa per una persona disabile andare in discoteca? Fin dove arriva il desiderio di ballare al ritmo della musica e dove inizia, invece, l’imbarazzo di lasciarsi andare? “Per una persona disabile – racconta Carla – ballare in un contesto come la discoteca può essere imbarazzante, certo. Io l’ho sempre fatto, fin da ragazza: andavo con i miei amici, mi mettevano al centro della discoteca e, per far sì che gli altri non mi travolgessero, facevano una sorta di cerchio intorno a me. Ballare è l’espressione del nostro corpo, ognuno lo può muovere come meglio crede”.

“Di solito non vado in discoteca perché non sono locali attrezzati – ci racconta Erica, una delle ragazze del gruppo, arrivata dalla provincia di Torino – Lascio perdere, non ci provo neanche. Non sono solo i gradini, ma gli spazi ristretti, i tavolini uno attaccato all’altro. In questo caso il locale è abbastanza spazioso, riusciamo a girarci anche se siamo tanti. Ballare è una cosa che i giovani fanno: non vedo perché un disabile non debba avere la possibilità di farlo. Certo, è più facile farlo in un gruppo come questo, in una serata speciale come questa, con tutti disabili: perché molti di noi hanno il complesso del giudizio del normdotato: ‘oddio mi stanno guardando!’. Ma bisogna fare la propria vita e i normodotati si devono abituare: ci siamo anche noi!”.

“Ogni tanto vado in discoteca con amici, essendo appassionato di musica – ci racconta Cristiano, di Roma – In una realtà grande come Roma, sono tropo poche le realtà accessibili, soprattutto tra discoteche e locali. Ma altri generi di locali, come i disco pub, molto più spesso sono accessibili. La difficoltà maggiore credo però che sia il fattore psicologico di dipendere da qualcuno che è obbligato a darti una mano: quando, con semplici accorgimenti, una persone disabile potrebbe essere autonoma in tutto e per tutto, anche in discoteca”. (cl)

Disabilità e svago. Idee per “un tempo un po’ più libero”

Una barriera architettonica può mandare a monte una serata. A Roma e in Italia sono pochi i locali pensati per accogliere le persone con disabilità. Eppure, “basterebbero un po’ di rampe e un bagno per rendere le nostre sere un po’ meno faticose”

ROMA – Che peso hanno le barriere architettoniche nell’organizzazione del tempo libero di un ragazzo disabile? E quali interventi servirebbero per rendere questo tempo davvero un po’ più libero? In Italia c’è un gruppo di ragazzi e adulti con disabilità, riuniti nell’associazione italiana spina bifida e idrocefalo “La strada per l’arcobaleno”, che questo suo tempo libero lo difende con particolare tenacia. E’ la sfida dell’autonomia, uno dei motori di tutte le attività dell’associazione, che organizza iniziative culturali, vacanze e incontri a tema a cui prendono parte persone provenienti da tutta Italia. Tra di loro abbiamo raccolto alcune testimonianze, che possono aiutarci a conoscere un po’ più da vicino questo tempo libero che, a ben guardare, tanto libero non è.

“Purtroppo il tempo libero della persona disabile è ancora molto condizionato dall’accessibilità – riferisce Carla Marinelli, vicepresidente dell’associazione – Ci deve essere una ricerca continua. Io stessa a Roma conosco quei pochi pub, quelle due-tre discoteche. Ma niente di più. La preoccupazione per l’accessibilità e sempre al primo posto quando si deve organizzare una serata: ‘Ci sono gradini? Il bagno com’è?’: è una domanda che faccio sempre ai miei amici, ogni volta che dobbiamo uscire. Eppure basterebbe così poco per liberare un po’ di più il nostro tempo: un po’ di rampe e un bagno accessibile. Niente di più”.

“Nell’organizzazione del mio tempo libero le barriere contano parecchio – racconta Erica, di Torino – Io ho sempre degli amici normodotati, che mi aiutano a superare il gradino. Ma quando siamo una comitiva di disabili da soli non ci si fa: una carrozzina manuale ancora è maneggevole, ma una carrozzina elettrica è un disastro. E l’obiettivo è poter uscire da soli”.

“L’accessibilità condiziona il mio tempo libero ammette Cristiano, di Roma – ma la maggior parte delle volte ci si organizza: organizzarsi ogni tanto vuol dire anche all’ultimo momento cambiare meta e genere di serata. Per esempio, può succedere che i miei amici rinuncino a una serata in un locale inaccessibile, per stare semplicemente in piazza con una birra in mano a chiacchierare. Insomma, con un po’ di buona volontà si riesce a fare una vita assolutamente normale. Bastano degli accorgimenti che possiamo prendere anche noi disabili: certo ogni tanto ci serve un aiuto. Il fatto di volersi divertire, qualsiasi sia la maniera, è all’interno di ciascuno di noi”. (cl)

Speriamo che sia solo l’inizio, ho parlato al telefono con il Sig.re Rocco che mi ha promesso di farci avere le foto del suo locale così da pubblicarle.


  • Paola

    Io e la mia 4 ruote facciamo sui 100 Kg.: per me quei 4 gradini equivalgono alla scalinata di Piazza di Spagna. Non che ambisca ad andare in discoteca, ma assieme ai complimenti per la buona volontà al proprietario del Life85, mi chiedo perché si debba sempre e comunque rimanere “a metà”! Scivoli, rampe…dai su, arriviamo al 100% di accessibilità.

    • Bè, se ci vado io con quella elettrica, stesso problema 😉 sono certo che sia molto difficoltoso il problema, altrimenti non avrebbe fatto tutto il resto. Appena avremo le foto vediamo 😉

  • aldo

    Io vivo ad Anzio e vi assicuro che non c’è proprio niente neanche al mare possiamo andare. Magari una discoteca, complimenti al proprietario!

  • cosmin

    Tra poco, forse aprirà una nuova discoteca a pisa completamente agibile per persone diversamenteabili…Sarebbe una buona idea no?

    • Sarebbe, ci tieni informati per cortesia?? e magari ci farai un bel reportage scritto e fotografico 😉

  • cosmin

    certo…

    • Mi sa che non ti fidi molto Cosmin… bisognerebbe verificare 😉

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